×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

Lo scontro fra Cina e Stati Uniti si sposta su TikTok

Washington, 12 marzo 2024. Una protesta contro la messa al bando di TikTok davanti al campidoglio. (Graeme Sloan, Bloomberg/Getty Images)

Quest’anno negli Stati Uniti i temi che generano consenso sono molto rari. Dunque quando la camera dei rappresentanti approva una legge, con 352 voti favorevoli e 65 contrari, è chiaro a tutti che riguarda la Cina, unico argomento su cui nel paese c’è un’intesa trasversale. È successo il 13 marzo, con una norma che impone all’azienda cinese ByteDance di vendere il popolare social network TikTok, altrimenti sarà vietato negli Stati Uniti. Il presidente Joe Biden ha già annunciato che firmerà il testo una volta che sarà approvato anche dal senato.

In un momento in cui Washington e Pechino si scontrano frontalmente nel mare Cinese, su Taiwan e nel settore tecnologico, TikTok può sembrare uno strano campo di battaglia. Tuttavia, bisogna tenere presente che è la prima volta che una piattaforma cinese ottiene un successo planetario. Negli Stati Uniti TikTok ha 170 milioni di utenti, quindi è comprensibile che l’argomento sia delicato.

Gli statunitensi ritengono che il social network rappresenti un rischio per la sicurezza nazionale, perché i dati personali di decine di milioni di utenti potrebbero essere trasferiti a Pechino e perché la piattaforma e il suo potente algoritmo potrebbero essere usati per alimentare la disinformazione o manipolare l’opinione pubblica americana a favore degli interessi cinesi.

Al momento non esistono prove di un simile utilizzo, e questo è chiaramente un problema. Pechino nega le accuse, ma il voto schiacciante del 13 marzo dimostra che le smentite non bastano.

In passato TikTok ha investito un miliardo di dollari per poter conservare i dati degli utenti negli Stati Uniti e non più in Cina, e lo stesso è successo in Europa su richiesta della Commissione di Bruxelles. Ma la campagna contro TikTok non si è indebolita.

Oggi l’accordo bipartisan statunitense rappresenta la minaccia più seria per la sopravvivenza della piattaforma. Una volta approvata la legge, ByteDance avrà sei mesi di tempo per trovare un acquirente. In caso di fallimento della trattativa o di un rifiuto di vendere da parte di Pechino, l’app sarà ritirata dai negozi online, pena una multa proibitiva. “Per l’attività di TikTok negli Stati Uniti si tratta di una condanna a morte”, ha commentato un esperto del settore.

La vicenda sta ulteriormente inasprendo i rapporti tra Cina e Stati Uniti, con Pechino che parla di “egemonia americana” e alza il livello dello scontro. In tutto questo sorprende la posizione di Donald Trump. L’ex presidente aveva tentato inutilmente di bandire TikTok durante il suo mandato, ma ora ha invertito la rotta e si oppone al divieto.

La spiegazione è semplice: uno dei principali contribuenti della sua campagna elettorale (e Trump ha un enorme bisogno di soldi) è il miliardario Jeff Yass, che possiede il 15 per cento del capitale di ByteDance (che vale circa 20 miliardi di dollari). Abbastanza per provocare il voltafaccia dell’ex presidente, con grande dispiacere dei suoi sostenitori al congresso.

Chiaramente all’origine di tutto c’è la nazionalità del proprietario della piattaforma, ma TikTok pone altri problemi, a cominciare dalla potenza del suo algoritmo, dal rischio di creare dipendenza nei più giovani al pericolo di essere uno strumento di disinformazione. Cosa farà l’Europa se gli Stati Uniti bandiranno davvero TikTok? Il dibattito è già in corso e l’onda d’urto del voto statunitense non fa che intensificarlo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

pubblicità