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Il nuovo bersaglio di Donald Trump

Mark Carney al Forum economico mondiale di Davos, Svizzera, 20 gennaio 2026 (Markus Schreiber, Ap/LaPresse)

Donald Trump ci regala ogni giorno motivi di indignazione o anche solo di dibattito. La morte di un giovane infermiere ucciso a Minneapolis dagli agenti dell’Ice è sicuramente l’episodio più grave, ma dell’elenco fa sicuramente parte anche la mancanza di rispetto riservata ai militari europei morti in Afghanistan.

Oggi, però, voglio parlare degli attacchi del presidente statunitense contro il Canada e il suo primo ministro Mark Carney, perché credo che la dicano lunga sulla nostra epoca.

La settimana scorsa Carney ha commesso un triplo crimine di lesa maestà: ha pronunciato il miglior discorso al forum di Davos (eclissando quello di Trump, che non apprezza quando qualcun altro si prende i riflettori), ha sostenuto la Danimarca sulla Groenlandia e soprattutto ha avanzato una controproposta per sfuggire al mondo di Trump.

Medie potenze

Le rappresaglie non si sono fatte attendere. Carney si è visto ritirare l’invito a partecipare al consiglio di pace lanciato in pompa magna da Trump e ha incassato la minaccia di dazi doganali supplementari del 100 per cento sui prodotti canadesi nel caso in cui dovesse concludere un accordo commerciale con la Cina. Il primo ministro ha visitato da poco Pechino, voltando pagina dopo dieci anni di grande gelo sinocanadese.

Paradossalmente, Carney non sarebbe mai diventato primo ministro senza Trump. A decidere le elezioni canadesi dell’anno scorso, a cui Carney non era certo favorito, sono state infatti le dichiarazioni ripetute con cui Trump ha espresso il desiderio di trasformare il Canada nel 51esimo stato americano. Ex banchiere centrale, Carney è sembrato il più adatto a opporsi all’imperialismo del grande vicino.

Da quel momento il primo ministro canadese si è riavvicinato agli europei partecipando attivamente alla cosiddetta coalizione dei volenterosi, formata l’anno scorso per aiutare l’Ucraina su iniziativa di Parigi e Londra. In questo modo Carney si è fatto valere sulla scena internazionale.

La sua proposta di “un’alleanza di medie potenze” contro un nuovo ordine mondiale dominato dalle superpotenze predatrici ha suscitato grande interesse, anche perché sottolinea la necessità di una riflessione in un mondo che è ancora sconvolto dal tornado Trump.

Carney si è rivolto a paesi come il Brasile, l’India e a quelli europei, che hanno un peso sugli affari mondiali ma non abbastanza da poter resistere individualmente alla Cina, agli Stati Uniti e in un certo senso anche alla Russia.

L’ordine internazionale nato dopo la seconda guerra mondiale è morto sotto i colpi ripetuti di Putin e Trump. La debolezza degli europei è quella di volersi aggrappare ai meccanismi del passato, senza però averne i mezzi. La proposta di Carney offre una terza via attraverso la creazione di alleanze tra nord e sud.

Chi pensa che il mondo dominato dall’occidente possa tornare dopo la parentesi Trump è destinato a restare deluso. In futuro bisognerà costruire un nuovo ordine in cui i paesi del sud avranno sicuramente un ruolo di primo piano.

Il sito Le Grand Continent ha elencato una ventina di paesi che corrispondono alla definizione di potenza media (considerando l’Unione europea come un blocco). Se queste nazioni riusciranno a capirsi, unite avranno un peso sufficiente a tenere testa all’unilateralismo statunitense, cinese o russo. È per questo che Carney suscita la rabbia di Trump. L’Europa farebbe bene ad ascoltarlo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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