Il perimetro di sicurezza degli Stati Uniti sa di imperialismo
Il progetto è considerato abbastanza importante da essere annunciato mentre l’esercito degli Stati Uniti è pienamente coinvolto nella guerra in Medio Oriente. A rivelare la nuova idea è stato Pete Hegseth, segretario alla difesa di Donald Trump. Parlo della creazione di una “grande America del nord”, una vasta zona situata a nord dell’equatore che secondo Hegseth rappresenterebbe un “perimetro di sicurezza” per Washington.
Secondo le indicazioni fornite dal ministro, questa zona comprenderebbe gli Stati Uniti e altri paesi come Canada, Messico e perfino la Guyana francese. “[Si estenderà] dall’equatore alla Groenlandia e dall’Alaska alla Guyana”, ha spiegato Hegseth.
Il problema è che l’annuncio non è arrivato al termine di un vertice diplomatico tra le nazioni coinvolte, ma dal comando meridionale degli Stati Uniti. I governi dei paesi in questione sono al corrente di trovarsi all’interno di un “perimetro di sicurezza” per Washington?
L’iniziativa rappresenta l’ennesimo segnale del ritorno in auge della cosiddetta dottrina Monroe, nata nel diciannovesimo secolo per affermare la supremazia degli Stati Uniti nel continente. Siamo palesemente davanti a una ricomparsa di quel concetto di “sfere d’influenza” che credevamo svanito alla fine della guerra fredda.
In sostanza è né più né meno che un rimodellamento del mondo. D’altronde l’amministrazione statunitense segue questa linea fin dal primo giorno del secondo mandato di Donald Trump, dopo aver decretato la morte dell’ordine internazionale scaturito dalla seconda guerra mondiale.
Trump è convinto di poter agire liberamente nel suo emisfero, a nord come a sud. Lo ha dimostrato a gennaio in Venezuela, sequestrando il presidente Nicolás Maduro, e poi a Cuba, a cui ha imposto un blocco petrolifero dalle conseguenze drammatiche. Il 30 marzo Trump ha autorizzato una petroliera russa a raggiungere Cuba, evidentemente convinto di avere diritto di vita e di morte sull’isola, al di fuori di qualsiasi norma internazionale.
Al momento ignoriamo i dettagli di questo perimetro di sicurezza, ma se vogliamo prendere come riferimento Cuba e il Venezuela, la sovranità dei paesi inclusi rischia di essere rimessa in discussione. Vale anche per la Groenlandia, che Trump non ha rinunciato a possedere nonostante il passo indietro di gennaio a Davos.
Chi subirà gli effetti di tutto questo? Nessuno lo ha detto chiaramente, ma tutti gli indizi puntano verso la Cina. Hegseth ha definito “una minaccia” il fatto che gli “avversari” (non nominati) possano controllare porti o infrastrutture in luoghi strategici nel continente, come il canale di Panamá. Gli Stati Uniti hanno costretto le autorità panamensi a rompere i rapporti con la Ck Hutchison, un’azienda di Hong Kong che possedeva due porti sul canale, in una vicenda che è ancora al centro di un braccio di ferro giudiziario.
Il segretario alla difesa ha criticato il concetto di sud globale, che esclude i paesi occidentali ma include alcuni avversari degli Stati Uniti, a cominciare dalla Cina. Dopo aver permesso a Pechino di diventare il primo partner dell’America Latina, gli statunitensi sembrano essersi lanciati in una vera e propria missione di riconquista.
Mentre l’esercito statunitense conduce l’ennesima guerra in Medio Oriente, Trump insegue il suo sogno egemonico senza preoccuparsi minimamente della sovranità degli stati e dei popoli. È un programma che odora di diciannovesimo secolo, l’epoca dell’imperialismo più brutale e disinibito.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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