Un tempo noi cubani credevamo di poter risolvere i nostri problemi economici con unʼenorme raccolto di canna da zucchero da dieci milioni di tonnellate. Poco tempo dopo sembrava che il paese sarebbe diventato ricco grazie a un nuovo metodo per lʼallevamento bovino che avrebbe centuplicato la produzione di latte. Ma nessuna di queste soluzioni funzionò.
Con lʼarrivo degli anni novanta, le speranze si concentrarono sul cosiddetto Piano alimentare, che avrebbe dovuto far uscire il paese dalla crisi e riempire i nostri piatti. Nella fantasia popolare cʼè sempre stato spazio per una soluzione imprevista, quasi magica, capace di renderci ricchi e felici in un batter dʼocchio.
Il nuovo miraggio è il petrolio che dovrebbe trovarsi al nord delle nostre coste, nella zona del golfo del Messico sotto il controllo di Cuba. Proprio in questo momento lʼazienda spagnola Repsol è al lavoro nella zona per determinare la fattibilità del progetto e la qualità del combustibile fossile.
Gli occhi di milioni di persone sono puntati sul risultato di quest’operazione, che secondo il governo potrebbe permetterci di lasciarci alle spalle il sottosviluppo e la dipendenza energetica. Ma nel frattempo il conflitto del governo argentino con Repsol per il controllo della compagnia Ypf ha complicato la situazione.
Cuba ha espresso il suo sostegno allʼesproprio, annunciato dalla presidente Cristina Fernández, del 51 per cento delle azioni della Repsol in Ypf. Questo gesto di solidarietà tra le due amministrazioni mette il governo dell’isola in una posizione delicata. Da una parte, l’Avana ha bisogno di Repsol le per trovare il combustibile di cui abbiamo tanto bisogno, dallʼaltra non può schierarsi al fianco di una grande compagnia a discapito di un governo alleato.
Ma il segnale lanciato a Repsol è stato molto negativo. Forse questo gesto metterà a rischio il sogno di trovare il petrolio e rimanderà una “soluzione” che avevamo sognato.
Traduzione di Francesca Rossetti.
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