Prigionieri di guerra nel campo tedesco di Königsbrück, 1915 circa. (Collezione Sébastien Lifshitz/Per gentile concessione della galerie du jour agnès b.)
  • 01 Dic 2016 17.46

L’arma del travestimento

01 dicembre 2016 17:46

“Sono sempre stato interessato alle persone che vivono ai margini della storia, lontano dalla moralità, dal potere sociale e politico, che non sono percepite come normali”, spiega il regista francese Sébastien Lifshitz. “Ed è per questo che ho collezionato queste immagini amatoriali, che offrono una prospettiva diversa della società”.

Scattate in studio alla fine del diciannovesimo secolo o nel dietro le quinte dei cabaret negli anni trenta, nell’intimità di una camera da letto o sotto il flash di una Polaroid, le immagini scoperte da Lifshitz formano una collezione preziosa e insolita.

Raccolti nei mercatini delle pulci o su internet, sono ritratti di uomini e donne che usano il travestimento come forma di ribellione e segno di libertà, in un contesto in cui l’apparenza e il genere definivano il ruolo da assumere all’interno della società.

Non sono solo travestimenti usati per esibirsi in qualche spettacolo. Le donne che si vestivano da uomo in quell’epoca lo facevano spesso per chiedere il riconoscimento della parità dei diritti. Se volevano mostrare il loro travestimento pubblicamente,
dovevano ottenere l’autorizzazione della polizia. Chi non otteneva il permesso poteva perdere ogni cosa: la reputazione, gli amici, il lavoro. Ecco perché molti dei ritratti collezionati da Lifshitz sono scattati in luoghi privati.

Le immagini sono esposte nella mostra Mauvais genre alla galerie du jour – agnès b. di Parigi fino al 17 dicembre 2016.

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