L’editoriale anonimo pubblicato sulle pagine del New York Times ha scatenato diverse reazioni, per lo più critiche, sia sulla scelta dell’autore – che dice di essere un consigliere del presidente Donald Trump – di non svelare il suo nome sia su quella del quotidiano di pubblicarlo. “Se i consiglieri più vicini al presidente lo ritengono moralmente e intellettualmente inadatto all’incarico, hanno il dovere di fare di tutto per rimuoverlo, attraverso mezzi legali”, scrive David Frum sull’Atlantic. “Potrebbe costargli la carriera, ma nel loro primo giorno di lavoro hanno giurato di difendere la costituzione, senza deroghe”. Secondo Frum “Trump diventerà ancora più sprezzante, sconsiderato, anticostituzionale e pericoloso. E quelli che non lasceranno o non saranno licenziati nei prossimi giorni dovranno lavorare ancora più assiduamente per dimostrare la loro lealtà e obbedienza. Dopo quest’articolo, a causa di questo articolo, le cose peggioreranno”.

Sempre sull’Atlantic Todd S. Purdum scrive che “la parte più triste dell’articolo è quella in cui l’autore giustifica il fatto di continuare il suo servizio nell’amministrazione Trump citando alcuni successi politici molto modesti: ‘una deregolamentazione efficace, una riforma fiscale storica, un esercito più forte e altro’. Davvero? Difendere quei risultati modesti quando in gioco ci sono la sicurezza della repubblica, la sacralità della costituzione e, forse, il destino della Terra?”.

Sul New Yorker Masha Gessen nota che il contenuto dell’editoriale non svela nulla di nuovo, ma “descrivendo come stanno le cose su un giornale conferma che uno o più corpi non eletti stanno prevalendo su un leader eletto, danneggiandolo attivamente. Se a breve termine questo potrebbe salvare il paese, allo stesso tempo indica chiaramente la rinuncia ad alcune delle aspirazioni e norme costituzionali più preziose per la nazione”. Inoltre, scrive Gessen, “proteggendo l’identità dell’autore, il New York Times rinuncia al compito di chiamare il potere a rendere conto del proprio operato”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1273 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati