Contagio economico

◆ Ho letto la lettera di Guido Mosca sulle conseguenze negative del nuovo coronavirus sull’economia mondiale (Internazionale 1347). Al netto di considerazioni del tutto condivisibili sulla sostenibilità della crescita, mi sfugge il nesso tra le serie preoccupazioni per una crisi economica globale causata dal coronavirus e la presunta “salvezza” che potrebbe venire da meccanismi economici diversi da quelli attuali. Al di là della difficile reversibilità della situazione, l’attuale caos e l’irrazionalità che governano le decisioni politiche metterebbero in crisi qualsiasi modello economico alternativo.
Filippo Bertozzi

Fare la propria parte

◆ L’editoriale di Le Monde (Internazionale 1347) sul nuovo coronavirus afferma che “la crisi è arrivata a un punto di svolta e mette ognuno davanti alle proprie responsabilità”. Ogni paese ha le sue responsabilità nella gestione dell’epidemia di Covid-19. Volendo riflettere sull’informazione in Cina e in Italia, da un lato la Cina cerca di tenere i suoi “sudditi” all’oscuro di ogni fatto rilevante per la salute e la sicurezza sfoderando l’arma dell’isolamento di massa; dall’altro lato in Italia l’informazione travalica ogni limite del buonsenso. Se è vero che l’assenza d’informazione genera paura e chiusura, è anche vero che all’epoca del pluralismo mediatico la diffusione di una moltitudine di informazioni incomplete e allarmanti genera ancora più paura.
_Diletta Certa _

La brutalità del carcere

◆ Per un progetto scolastico ho letto insieme ad alcuni studenti la tragedia greca Filottete, in cui l’omonimo protagonista viene abbandonato su un’isola deserta dai compagni per i suoi lamenti causati da un dolore terribile. Dopo averla analizzata, siamo andati nel carcere di Monza per confrontarci con i detenuti che avevano letto la stessa tragedia. Tutti loro si sono identificati in Filottete, abbandonato e isolato dagli altri. L’articolo di Jamelle Bouie (Internazionale 1345) mette bene in luce l’attuale condizione di emarginazione dei carcerati, un fenomeno diffuso non solo negli Stati Uniti. Cambiare la realtà dei penitenziari sembra impossibile, ma trattare con umanità, rispetto e inclusione un detenuto è possibile. Dentro o fuori dal carcere.
Lorenzo Tosi

Errata corrige

◆ Su Internazionale 1347 la foto a pagina 17 è stata scattata a Codogno, non a Milano; la foto a pagina 24 è di Sascha Steinbach (Epa/Ansa).

Errori da segnalare?
correzioni@internazionale.it

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1348 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati