Cos’è l’America Latina? Se lo chiede lo scrittore e giornalista argentino Martín Caparrós nel suo nuovo libro Ñamérica (Penguin Random House 2021), un viaggio attraverso una regione che ha (con l’esclusione del gigante brasiliano) un tratto distintivo unico ed eccezionale: in tutti i paesi si parla la stessa lingua, il castigliano; e a sua volta il castigliano è l’unica lingua che ha inventato una lettera, la ñ, per indicare un suono che nella maggior parte delle lingue si ottiene con più lettere. Nel libro si smontano alcuni stereotipi e pregiudizi, come l’idea che il Sudamerica sia una regione prevalentemente verde e la sua popolazione in gran parte contadina: oggi l’80 per cento degli abitanti vive nelle città. Rispetto all’ultimo grande affresco del continente, firmato cinquant’anni fa dall’uruguaiano Eduardo Galeano con Le vene aperte dell’America Latina (Sur), Caparrós restituisce la fotografia aggiornata di una regione che è cambiata, ma rimane la più disuguale del mondo.
Héctor Pavón, Clarín
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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati