Il secondo romanzo di Adeline Dieudonné presenta una quindicina di personaggi, morti o vivi, umani o cavalli, vecchi o giovani, donne o uomini, uno per capitolo, di cui scopriamo un brandello di vita. Tutte queste storie, sorrette da uno stile di scrittura efficace, hanno in comune il fatto di convergere dove Monica decide di scavalcare la ringhiera. Si parla di kalashnikov, di sottaceti, di odio per i delfini, di un marito assassinato e di un bambino nato troppo presto, e si passa dal banale al serio con la stessa leggerezza di tocco. I personaggi di Cherosene si fanno male o stanno male. Ma si tratta spesso di violenza gratuita, affrontata con un entusiasmo a volte imbarazzante, un po’ come quello di quei film horror concepiti per scioccare.

Charline Cauchie, L’Echo

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Questo articolo è uscito sul numero 1434 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati