Questa raccolta di racconti della scrittrice sudcoreana Bora Chung è un buon esempio di come la letteratura degli ultimi anni abbia inglobato la narrativa di genere creando nuovi bizzarri ibridi. Ispirandosi a fiabe popolari coreane e al suo lavoro di docente e traduttrice di letterature slave, Bora Chung passa con disinvoltura da un surrealismo altamente letterario a un ritmo serrato da storia dell’orrore. L’equilibrio cambia di racconto in racconto e a volte la scrittura di Chung riesce davvero a ottenere effetti di grande stranezza con i registri che continuano a spostarsi tra fantascienza, fantasy, favola e terrore. Molto spesso scopriamo con sorpresa che un personaggio è morto oppure è un fantasma o semplicemente non esiste. Come accade in Kafka l’orrore lo vediamo all’inizio ma poi la cosa davvero disturbante è come tutti gli altri (famiglia, vicini, dottori) trovino quell’orrore assolutamente normale. È una sorta di gas­lighting di massa in cui le donne sono incolpate per la loro paura, confusione e disgusto. “Tu sei quella che ha esagerato con le pillole; è colpa tua!”, esclama un ostetrico in uno dei racconti. La letteratura, ispirandosi alla narrativa di genere, ci guadagna in ritmo, struttura e significato. Ma questo continuo mescolare registri e influenze più o meno evidenti può causare una certa elettricità statica, deludendo le aspettative di chi vorrebbe leggere una storia del terrore o di chi si aspetta una letteratura di più alto livello.
Norah Berlatsky, Los Angeles Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1566 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati