Negli ultimi anni sono successe un paio di cose notevoli nella vita di Natasha Khan: ha cambiato casa discografica ed è diventata madre di una bambina, Delphi. In mezzo a queste trasformazioni ha creato anche un’altra creatura, un album che si addentra nei misteri del concepimento e nelle complessità della gioia post parto. The dream of Delphi è quindi un diario musicale di queste esperienze e il primo brano apre subito il sipario su una Bat for Lashes oscura, sognante e femminile. Qui ritroviamo l’essenza della musicista londinese all’ennesima potenza. Poi arriva Christmas day, un mite presagio di quello che arriverà dopo. “Sei un dono” sussurra, “vieni da me, ma non sei mia”. È dolce ma anche un po’ imbarazzante. Questa canzone insieme a The mid­wives have left e Her first morning virano verso lo stucchevole. Fanno pensare al lavoro di Tori Amos sulla maternità, The bee­keeper, che soffriva dello stesso problema. Tuttavia entrambe le artiste sanno come lasciarsi dietro i cliché grazie a testi profondi e una produzione sapiente. Home ci ricorda che abbiamo a che fare con un’artista ancora capace di fare del pop innovativo. Non raccomanderei questo album a chi non conosce già Bat for Lashes, ma per i fan è uno sguardo interessante.
Josh Korngut, Exclaim!

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Questo articolo è uscito sul numero 1566 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati