Il crémant, naturalmente, deve venire dall’Alsazia. In sottofondo non una musica qualunque, ma, ovviamente, la play­list Women in jazz. E anche una borsa di Vivienne Westwood fa la sua figura in questa scenografia, visto che la zarina della moda è stata una rivoluzionaria femminista. Per il resto, quando arrivano ospiti, valgono le solite regole: sorridere a ogni passo falso, simulare disinvoltura e ostentare sempre, in tutto, un atteggiamento aperto al mondo e socialmente impegnato. Gli invitati sono una coppia sposata, uno svizzero e il compagno dell’anonima padrona di casa. All’inizio, ospiti e padrona di casa appaiono come caricature, perfetti stereotipi di se stessi. Ma naturalmente la pace non può durare. Prima che questo convivio elegante si trasformi in una sorta di dramma intimista ad alto tasso alcolico, i presenti si esercitano ancora un po’ in chiacchiere convenzionali, mescolando liberalismo ed etica della responsabilità. Più scorrono i superalcolici, più emergono i conflitti rimossi. La civiltà, in questo microcosmo, degenera in una guerra di tutti contro tutti. Präauer punta soprattutto alla decostruzione di un ambiente. Con comicità deformante smonta la bigotteria della borghesia radical chic: senza avere problemi economici, ma trabocca di solidarietà per le sorti dei poveri; si predica la sostenibilità, ma ci si compiace nella propria bolla elitaria. Un romanzo geniale per la sua forma giocosa, la forza della critica sociale e l’ironia scoppiettante.
Björn Hayer, der Freitag

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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati