Guerra senza limiti

◆ Nell’ultimo numero (Internazionale 1655) c’è un’immagine molto cruda in copertina: due uomini iraniani sopravvissuti a un bombardamento degli Stati Uniti e di Israele. Ho cercato di non lasciare in bella vista il giornale in casa ma non devo essere stata troppo brava perché il giorno dopo mio figlio di cinque anni me l’ha mostrato e mi ha chiesto: “Mamma, che cosa significa?”. Mi è venuto un nodo in gola e d’istinto ho parlato di “un’esplosione”, ma non di guerra. Non sono sicura di aver fatto la cosa giusta ma è difficile spiegare l’orrore a un bambino.
Roberta Marzorati

Minaccia

◆ Nell’editoriale dell’ultimo numero (Internazionale 1655), a proposito dell’attuale guerra in Iran e dell’invasione statunitense in Iraq nel 2003, Giovanni De Mauro scrive che “la seppure minima parvenza di rispetto delle regole (una ‘prova’ come scusa per l’attacco) era forse meglio di questa totale, ingiustificata e sistematica violazione del diritto internazionale”. Anche Evgeny Morozov, nel suo articolo “Washington sogna un impero tecnologico” parla di un processo simile a proposito della tecnologia: “Questa finzione è stata pubblicamente abbandonata. Quello che distingue il presente non è il dominio, ma la sfacciataggine”. A livello politico mi pare che con il secondo mandato di Donald Trump il capitalismo abbia gettato la maschera e abbia mostrato il suo vero volto. Si può sperare che sia l’inizio della sua fine. A ben vedere questa guerra in Iran potrebbe anche essere l’inizio della fine del movimento Maga, ma bisognerà farsi trovare pronti per offrire qualcosa di diverso. Per il momento, a parte Zohran Mamdani indicato da Adam Shatz come unica speranza degli Stati Uniti, si vede ben poco. E questa è la cosa ancora più preoccupante.
Matteo Casalini

La magia di leggere ai figli ad alta voce

◆ Condivido in pieno l’articolo di Sasha Mudd (Internazionale 1655). Quando leggo a mia figlia di sette anni prima di andare a dormire entro in un mondo completamente distaccato dalla realtà e mi rilasso. Elimino tutto quello che c’è intorno e che è successo nella giornata. Spesso mi addormento e tornare alla vita vera, rispondere alle email di lavoro, organizzare la giornata seguente e così via è una vera tortura. Viva i libri, la lettura e i figli che ci portano in un mondo tutto nostro.
Simone Colombero

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Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati