Behzod Abduraimov, 36 anni, è un virtuoso nel senso più completo del termine. Aprendo il concerto con le Variazioni su un tema di Rode di Czerny offre una magistrale dimostrazione di raffinatezza pianistica e con arguzia e fascino scintillanti riesce a portarci lontani dagli aridi studi del compositore austriaco. Poi si tuffa nella retorica demoniaca della Sonata Dante di Liszt, alleggerendone la poesia tesa e violenta con rara finezza. La magia tonale dell’episodio di Francesca da Rimini è controbilanciata dalle travolgenti pagine finali. La Suite bergamasque di Debussy offre un estremo cambio di direzione e Abduraimov mostra un’enorme raffinatezza, diffondendo una luce argentea su Clair de Lune e deliziando con le sue sfumature e la sua immaginazione nel Passepied. Nel Petrushka di Stravinskij, anche a confronto con le famose registrazioni di Pollini e Gilels, l’interpretazione di Abduraimov è la più scintillante di tutte. Come bis, Abduraimov ci offre l’intermezzo op. 119 n. 1 di Brahms con una spiritualità straordinaria.
Bryce Morrison, International Piano

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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati