I l governo non ha ancora trovato un accordo al suo interno su come usare i soldi del Safe, il programma di prestiti agevolati che l’Unione europea ha destinato ai singoli stati per le spese militari. “Il fondo da 150 miliardi di euro”, spiega Amy Kazmin, corrispondente per l’Italia del Financial Times, “è stato istituito in risposta alla guerra russa in Ucraina e mira a contrastare le critiche statunitensi secondo cui l’Europa non starebbe investendo abbastanza nella sua sicurezza”.
L’Italia ha a disposizione 14,9 miliardi di euro e il ministro della difesa Guido Crosetto vorrebbe spendere l’intera cifra in armamenti, mentre la presidente del consiglio Giorgia Meloni vorrebbe impiegare parte di quella somma per aiutare le famiglie in difficoltà a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. Meloni aveva detto a Bruxelles che non avrebbe preso il prestito se l’Unione non avesse concesso all’Italia maggior margine di manovra. “Non possiamo dire ai cittadini che i soldi servono solo per la difesa”, aveva detto Meloni in tv. “La minaccia di non usufruire del prestito europeo”, prosegue il Financial Times, “ha messo la presidente del consiglio in contrasto con il ministro della difesa”, che ha affermato: “Chiunque pensi che investire nella difesa sia uno spreco di risorse pubbliche sta facendo un errore di valutazione. Chi non concorda nella necessità di costruire una difesa forte, inconsapevolmente lavora contro l’Italia, contro il futuro dei nostri figli”.
Il quotidiano britannico racconta che siccome “l’Unione europea aveva detto che alcune spese per la difesa non rientreranno nelle sue regole di bilancio che limitano il disavanzo al 3 per cento del pil, Meloni aveva chiesto a Bruxelles di escludere dal calcolo del deficit anche le misure per contestare la ‘straordinaria crisi energetica’”. Il Financial Times spiega che la coalizione di governo è sotto pressione in vista delle elezioni politiche nel 2027 e che “anche l’opposizione di sinistra si oppone all’aumento delle spese per la difesa, in un momento in cui molti servizi pubblici, compreso il sistema sanitario, sono sotto pressione”.
Anche Virginie Malingre e Philippe Jacqué, corrispondenti da Bruxelles per Le Monde, si occupano della questione: “La presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni ha sfidato la Commissione europea chiedendo un’esenzione dal patto di stabilità e crescita per aiutare Roma a far fronte all’impennata dei prezzi dell’energia causato dal conflitto in Medio Oriente. In una lettera inviata il 17 maggio alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, Meloni aveva minacciato di ritirare il suo paese dal programma Safe, se le sue richieste non fossero state accolte”. Il quotidiano francese scrive che “finora la leader italiana, che si trattasse di Ucraina o dei rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump, aveva innegabilmente abbracciato il pragmatismo europeo. Ma oggi, politicamente indebolita dalla sconfitta del referendum sulla riforma della giustizia e a un anno dalle elezioni politiche, sta cambiando rotta”. La Commissione europea ha risposto alla lettera di Meloni concedendo all’Italia una flessibilità dello 0,3 per cento del pil per affrontare la crisi energetica che consentirà a Roma di fare circa 7 miliardi di investimenti nel 2026 e altrettanti nel 2027.
“Un eventuale ritiro dell’Italia dal programma di difesa europeo Safe”, prosegue Le Monde, “invierebbe un segnale politico negativo a chi voleva un riarmo dei 27 stati dell’Unione europea, in un momento in cui la Russia si fa sempre più minacciosa e gli Stati Uniti sono sempre meno disposti a garantire la sicurezza dell’Europa. Come gli altri stati che fanno parte della Nato, l’Italia si è impegnata a destinare gradualmente, entro il 2035, il 3,5 per cento del proprio pil alla difesa, rispetto al 2,01 per cento previsto per il 2025”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati