Nel 1950, dopo la morte della madre, sopraffatto dal dolore, Mark Rothko intraprese un lungo viaggio. Salpato da New York a bordo della Queen Elizabeth viaggiò per l’Europa e osservò centinaia di Madonne, cercando simboli di maternità. Poi scoprì le figure eloquenti scolpite nella luce cristallina dell’Annunciazione di Beato Angelico nel convento di San Marco a Firenze. Tornato a New York, traspose quell’esperienza nell’astrazione. Comiciò a dipingere le sue zone di colore sovrapposte, rettangoli sfocati dai contorni morbidi e fluttuanti le cui velature traslucide si risolvevano in una luminosità avvolgente che ricordava l’estetica contemplativa della pittura dell’Angelico. Una fuga di splendore cromatico dopo l’altra riempie i sobri interni di palazzo Strozzi. La mostra ci trasporta magicamente alle fonti che hanno ispirato Rothko. Nelle celle di San Marco, cinque tele meno note dialogano con cinque affreschi di Beato Angelico. Alla Biblioteca Laurenziana, i Seagram murals (1958-59) richiamano il maestoso Vestibolo progettato da Michelangelo.
Financial Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati