Nel suo nuovo lavoro Laia Abril ha ritratto sette persone che convivono con i dolori causati dall’endometriosi. Una malattia ancora troppo poco conosciuta
Per l’edizione 2026 del festival PHotoESPAÑA di Madrid, l’artista catalana Laia Abril ha realizzato un’installazione composta da sette grandi ritratti. Il lavoro s’inserisce nel suo più ampio progetto A history of misogyny, in cui Abril ha esplorato le forme di oppressione a cui le donne sono state sottoposte nel corso della storia e le tracce che hanno lasciato nel mondo contemporaneo. Per questo nuovo lavoro, intitolato Endometriosis. El dolor silenciado 1860–2026, Abril ha fotografato sei donne e un uomo transgender con endometriosi, una malattia ginecologica causata dalla presenza anomala di cellule dell’endometrio, la mucosa che riveste l’interno dell’utero, in altri organi del corpo. Nel 1860 l’endometriosi fu descritta per la prima volta come una malattia infiammatoria cronica. Colpisce circa 190 milioni di donne e persone con utero nel mondo, ed è associata a forti dolori, emorragie, infertilità, gonfiore addominale e nausea. “Nonostante la sua diffusione, rimane ancora poco studiata e senza una cura”, dice Abril. L’artista riflette sulla sistematica sottovalutazione del dolore femminile nel corso della storia. “La medicina ha assunto il corpo maschile come modello universale, contribuendo a ritardi diagnostici e alla sottovalutazione del dolore femminile”, spiega. Anche se queste persone hanno avuto esperienze diverse, hanno subìto le stesse forme di violenza istituzionale: negazione e minimizzazione del dolore e anni di attesa prima di ricevere una diagnosi.
Le foto sono state scattate nei momenti di sollievo e la frammentazione dei loro corpi è simbolo della dissociazione di cui hanno bisogno per sopravvivere alla sofferenza. “Con poche alternative oltre a trattamenti palliativi molto invasivi, abitano corpi addestrati alla resistenza. Li tendono, li piegano, li inarcano, li raffreddano, li scaldano o li immergono nell’acqua per affrontare le notti di dolore e le lunghe giornate di incomprensione”. ◆
A sinistra: Patricia, 35 anni, Spagna. “L’aspetto più traumatico è che per anni durante le visite ginecologiche mi hanno ripetuto che avrei dovuto cercare di rimanere incinta il prima possibile. Come se ci fosse una relazione tra il dolore mestruale e una potenziale maternità”. A destra: Stefania, 39 anni, Italia. “Un giorno sono svenuta per il dolore. Sono andata al pronto soccorso in ambulanza. Mi hanno lasciato per ore in barella in preda al dolore. Mi sono sentita vulnerabile. Avere la sensazione di non essere presa sul serio era frustrante e mi faceva sentire impotente”.
A sinistra: Otti, 46 anni, Finlandia. “Un medico mi ha detto che era impossibile che un uomo transessuale avesse l’endometriosi, visto che avevo fatto un intervento di asportazione dell’utero. Altre volte però sono stato fortunato a incontrare medici straordinari che mi hanno creduto”. A destra: Violeta, 25 anni, Spagna. “Una notte, quando vivevo in Francia, mi sono svegliata alle quattro con un dolore insopportabile. Mi sono alzata in piedi e sono svenuta. Quando ho ripreso conoscenza ho chiamato i soccorsi in lacrime, ma mi hanno detto che visto che ero cosciente potevo andare in ospedale con le mie gambe”.
Alicia, 27 anni, Spagna. “Ho sempre molto dolore, con crampi intensi e frequenti episodi di pianto. In alcune occasioni ho avuto bisogno di iniezioni antidolorifiche al pronto soccorso. Per un periodo ho preso la pillola anticoncezionale, ma mi ha causato molti effetti collaterali. Ho anche dovuto sopportare commenti da parte di alcuni ginecologi del tipo: ‘Quando avrai dei figli, passerà’. Lavorare come fotografa diventa difficile quando devo restare in piedi per molte ore, durante i workshop, o quando trasporto l’attrezzatura”.
Lauren, 37 anni, Francia. “Ricordo molto bene la prima volta che ho avuto le mestruazioni. Avevo quattordici anni. Era una splendida giornata primaverile, quasi estiva. Ero sdraiata su una sdraio di plastica bianca nel giardino dei miei genitori. Ero piacevolmente annoiata, quel tipo di noia che si può perfino apprezzare, con un libro accanto che mi aspettava. Poi, all’improvviso, ebbi la sensazione che il mio corpo si stesse riempiendo di cemento. Rigido. Pesante. Stavo sprofondando. Non riuscivo più a pensare con lucidità. Mi sentivo disconnessa dal mondo, intrappolata in un luogo dove non esisteva nient’altro che il dolore. Più tardi mi avrebbero detto che era normale”.
Mar, 31 anni, Spagna. “Quando ho le mestruazioni provo un dolore molto intenso. Fino a vent’anni l’ho considerato normale, anche se spesso mi impediva di muovermi e mi provocava crampi così forti da farmi vomitare ripetutamente. Dopo aver letto molto sull’argomento ed essere diventata un’attivista, ho seguito percorsi terapeutici e una dieta antinfiammatoria. Ho cominciato ad approfondire il legame tra lutto, trauma e dolore mestruale”.
Il festival
◆ L’edizione 2026 di PHotoESPAÑA è intitolata Volver a imaginar (Tornare a immaginare) un’occasione per riflettere su creatività, sperimentazione e sui limiti dell’immagine attraverso l’esplorazione di temi come corpo, identità, memoria, ecologia e femminismo. Le artiste e gli artisti esposti sono più di trecento. Oltre a Laia Abril si possono vedere i lavori di Viviane Sassen, Richard Avedon e Isabel Muñoz.
Laia Abril(1986) è un’artista catalana che lavora con fotografia, video, audio e testi.
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