È affascinante osservare il momento in cui un artista, dopo due o tre album, decide di correre rischi maggiori e di reinventare la propria identità musicale. Purtroppo questo non succede del tutto nel terzo disco di Olivia Rodrigo, intitolato you seem pretty sad for a girl so in love. L’album è solido e curato, ma spesso preferisce percorrere strade più sicure invece di spingersi oltre i confini che avevano reso esplosivi i lavori precedenti. Rodrigo e il produttore Dan Nigro abbandonano in parte l’energia pop-punk che l’ha resa famosa per avvicinarsi a sonorità dream pop e shoegaze, più morbide e sofisticate ma meno immediate sul piano emotivo. In diversi brani emergono richiami evidenti alle sue contemporanee: Taylor Swift in stupid song e Billie Eilish in pezzi come honeybee e less. I momenti migliori arrivano quando Rodrigo ritrova la vulnerabilità che l’ha resa una voce generazionale. the cure è il cuore del disco: una ballata intensa e dolorosa che richiama la forza emotiva di drivers license e vampire. Anche purple spicca per la sua capacità di unire leggerezza melodica e malinconia e in _ what’s wrong with me _è ospite addirittura il leader dei Cure Robert Smith. Pur mostrando una certa prudenza creativa, l’album conferma il talento di Rodrigo e dei suoi collaboratori. Quando osa davvero, riesce ancora a raggiungere le vette artistiche dei suoi primi due lavori.

Josh Korngut, Exclaim

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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati