Nel suo folgorante romanzo d’esordio, l’acclamata autrice di racconti Wendy Erskine costruisce attorno a un caso di violenza sessuale una narrazione corale che si espande fino a diventare, al tempo stesso, una vivida storia orale immaginaria della Belfast contemporanea, una potente rappresentazione del trauma e una provocatoria esplorazione delle dinamiche del potere sociale. Erskine dipana i fili attraverso il punto di vista di una manciata di personaggi, alternandoli a brevi vignette in prima persona trascritte in stile testimonianza diretta e affidate a un cast più ampio. La scelta dei protagonisti è particolarmente accurata. Accanto a Misty, l’adolescente che ha subìto la violenza, l’attenzione si concentra sulle tre madri dei suoi aggressori diciottenni. C’è Frankie, che si è lasciata alle spalle un’infanzia trascorsa in istituto grazie all’attrazione che la sua bellezza esercita sul marito, un milionario del settore tecnologico; Miriam, che vive un lutto complicato; e Bronagh, amministratrice di un ente benefico per l’infanzia, che vizia l’unico figlio.
La madre di Misty è invece in gran parte assente. Cresciuta insieme alla sorella, figlia del patrigno tassista, Misty sogna una carriera nel trucco teatrale e negli effetti speciali, ma integra il salario che guadagna in un ristorante con un profilo su Benefactors (detto anche Bennyz), una piattaforma simile a OnlyFans dove gli utenti la pagano per i suoi contenuti espliciti. Erskine esplora con grande abilità i difetti e i conflitti dei suoi personaggi, creando al tempo stesso momenti di comicità attraverso i dialoghi. Quando ci introduce per la prima volta a Benefactors, lo fa attraverso gli occhi di Misty, sottolineando il doloroso scontro tra l’infanzia e questo mondo adulto. Erskine mostra che perfino i clienti meno esigenti difficilmente possono essere considerati dei veri “benefattori”. Quella piattaforma web diventa il luogo dell’esplorazione compiuta dal romanzo tra le disuguaglianze sociali: cosa c’è davvero di buono nella ricchezza; chi trae vantaggio da presunti atti di beneficenza; e, soprattutto, se è possibile per Misty spostare a proprio favore l’equilibrio del potere usandolo contro i tre ragazzi benestanti che l’hanno aggredita. Emily Rhodes, The Spectator
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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati