Vigga è una giovane solitaria che fatica a trovare la motivazione necessaria per mantenere un lavoro e ancora di più per farsi degli amici. L’ufficio di collocamento la manda come apprendista all’acquario della città, ma lei non ha nessuna voglia di essere lì e non prova il minimo interesse per i pesci, che considera prigionieri nelle loro gabbie di vetro. A eccezione della sua amica Maiken, Vigga non ha alcun contatto sociale fuori dal lavoro. Così, quando Maiken le annuncia di essere incinta, Vigga immagina già di perderla. È in questo stato d’animo che, dopo alcune settimane all’acquario, conosce una delle sue più discrete e solitarie abitanti, un polpo di nome Rosa, che provoca uno scossone nella sua quotidianità. Poco a poco, qualcosa cambia: Vigga si sorprende ad avere voglia di andare al lavoro. Addirittura a sentirsi al proprio posto, per la prima volta nella sua vita. Comincia a leggere libri sul comportamento dei polpi e a percepire questi animali marini come esseri capaci di provare sentimenti. La scrittrice danese Anne Cathrine Bomann riesce a farci entrare nella mente di questa giovane donna anaffettiva che trova, in un animale asociale, un’anima simile alla propria. Il polpo diventa per Vigga una presenza consolatrice che le permette di osservare la propria solitudine con lucidità. La stagione dell’acquario è un sorprendente viaggio in un territorio sconosciuto, nonostante un finale che ci ha lasciati decisamente perplessi.
Laila Maalouf, La Presse
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati