Geirr Tveitt (1908-1981) scrisse più di trenta sonate per pianoforte. Nessuno può dire con certezza quante, perché il compositore perse circa l’ottanta per cento dei suoi manoscritti – la maggior parte dei quali non era stata pubblicata né copiata – in un incendio che distrusse la sua casa nel 1970. La sonata n. 29, detta Sonata etere (1945-46), è l’unica sopravvissuta. È un’opera magnifica e occupa un posto speciale nel repertorio norvegese. Costruita attorno a due temi che si rincorrono per tutta la sua durata, cattura l’attenzione, dal preludio relativamente breve In cerca di, passando per il movimento centrale Tono etereo in variazioni, fino al finale scintillante, Tempo di pulsazioni. Leif Ove Andsnes la conosce da decenni, ma solo durante il lockdown si è sentito in grado di affrontare le sue sfide tecniche e intellettuali. Esistono solo sei registrazioni della sonata. La conoscenza che Ands­nes ha della sonata è impareggiabile (la registrazione dello stesso Tveitt è un caso a parte) e la sua interpretazione è di riferimento. I brani di accompagnamento sono melodie popolari che presentano un aspetto più leggero della personalità del compositore. Questo è un album quietamente meraviglioso.

Guy Rickards, International Piano

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati