Photoromance è la prima grande retrospettiva francese dedicata a Paul Kodjo, il fotografo ivoriano che ha contribuito a raccontare il clima di fiducia ed entusiasmo che accompagnò il boom economico dopo l’indipendenza del suo paese dalla Francia. Nato ad Abidjan da madre ghaneana e padre ivoriano, Kodjo cominciò a lavorare come fotografo in Ghana prima di trasferirsi a Parigi. Lì collaborò come corrispondente del quotidiano ivoriano Fraternité Matin e fu uno dei pochi fotografi neri a documentare le proteste studentesche del maggio francese del 1968.
La mostra ospitata al festival Les Rencontres d’Arles, in Francia, che si inaugura il 6 luglio, ripercorre il periodo successivo al ritorno di Kodjo ad Abidjan nel 1970, quando lavorò come fotogiornalista e fondò l’agenzia di comunicazione Mamedis, specializzata in fotografia, editoria e cinema. Fu in quegli anni che cominciò a realizzare i suoi fotoromanzi, che venivano pubblicati sul settimanale Ivoire Dimanche. Erano racconti sentimentali ispirati ai modelli europei, con coppie di amanti al centro della narrazione e sullo sfondo la società locale. Nelle immagini c’è molta attenzione alla gestualità e all’espressività dei soggetti. Sono realizzate spesso in esterni, tra le strade di Abidjan, e raccontano la vita quotidiana della città, offrendo una testimonianza preziosa di un’epoca di profonda trasformazione.
Accanto alle immagini tratte dai fotoromanzi, la mostra presenta una raccolta di foto, di cui molte inedite, che mostrano la società durante il cosiddetto miracolo ivoriano, il periodo di prosperità economica che tra gli anni sessanta e settanta trasformò il paese in uno dei più dinamici dell’Africa occidentale. In quel periodo Kodjo ha documentato la moda, la vita notturna e le aspirazioni di un popolo uscito dal colonialismo con uno stile che mescola documentazione e finzione, lontano dagli stereotipi.
“Nelle immagini di Kodjo scopriamo un paese e un’atmosfera molto diversi dal Mali fotografato da Malick Sidibé”, spiega il fotografo ivoriano Ananias Léki Dago, che per quindici anni si è impegnato a restaurare, archiviare, studiare e far conoscere il lavoro di Kodjo al livello internazionale, grazie alla sua organizzazione Les rencontres du Sud con cui si occupa di fotografia e progetti curatoriali in Africa occidentale. “C’è una maggiore libertà nel modo di vestire delle donne, negli atteggiamenti delle coppie, nel modo di ballare e di stare insieme”, spiega Dago. “Paul Kodjo ci ha lasciato una testimonianza storica e sociale di straordinario valore”. ◆
◆La mostra Paul Kodjo: Photoromance **fa parte del programma delle **Rencontres d’Arles, uno dei più importanti festival internazionali di fotografia, che si svolge ogni anno ad Arles, in Francia. L’edizione 2026, dal titolo Des mondes à relire, invita a riflettere su come le immagini raccontano il mondo, la memoria e le identità culturali. Particolare attenzione è stata data alle storie provenienti dal Mediterraneo e dall’Africa. Tra le altre mostre ci sono una retrospettiva dedicata a William Klein nel centenario della sua nascita e CTRL. New functions of images, che esplora i nuovi usi dell’immagine nell’era contemporanea.
Paul Kodjo_, nato nel 1939 ad Abidjan,in Costa d’Avorio, è morto nel 2021 a 82 anni._
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati