“Nell’Alleanza degli stati del Sahel (Aes) il Mali è stato fino a poco tempo fa il motore trainante e il suo presidente, Assimi Goita (nella foto), il leader di riferimento. Ma ora sembra aver perso questo ruolo a causa del rapido deterioramento della sicurezza nel paese”, scrive su Ledjely.com l’opinionista guineano Boubacar Sanso Barry. Il 4 luglio diverse località del nord, del centro e del sud del Mali sono state attaccate contemporaneamente dal Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Gsim, un gruppo jihadista affiliato ad Al Qaeda), alleato con i ribelli tuareg del Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla), scrive Le Monde Afrique. A 120 chilometri dalla città settentrionale di Kidal, le forze del Gsim e dell’Fla hanno preso il controllo di Anéfis, un piccolo centro di poche migliaia di abitanti, ma sede di una base militare che il 7 luglio l’esercito maliano, affiancato dai combattenti russi, continuava a difendere. “Nel settembre 2025 i combattenti del Gsim avevano imposto un embargo sui carburanti destinati alla capitale Bamako”, ricorda il sito guineano. “Il 25 aprile 2026 un’offensiva ribelle su sette città maliane – in cui era rimasto ucciso il ministro della difesa Sadio Camara – aveva inferto un colpo così duro al regime che si temeva la sua caduta. Gli attacchi del 4 luglio ci ricordano che gli avversari del governo sono forti e hanno fiducia nei loro mezzi. Più del Burkina Faso e del Niger, quindi, il Mali potrebbe sprofondare di fronte ai terroristi”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 21. Compra questo numero | Abbonati