“Dopo il caso di Lyhanna sembra che tutti stiano scoprendo la portata e la gravità della violenza sessuale subita dai bambini. Perché la società fatica ad affrontare questa realtà?”, si chiede il sito d’informazione francese Mediapart, che ha intervistato Alice Gayraud, attivista femminista ed esperta di politiche pubbliche per il contrasto alla violenza sessuale sui minori: “Periodicamente si ha la sensazione di scoprire la portata e la gravità della violenza. Segue un momento di emozione collettiva e l’annuncio di nuove misure. Ma cercare di attribuire la responsabilità a singoli o a istituzioni significa ignorare il fatto che ogni tre minuti dei bambini sono vittime di violenza sessuale”. Tuttavia, continua Mediapart, l’omicidio di Lyhanna dimostra che sono stati commessi errori a tutti i livelli. “Certo, è probabile che alcuni abbiano svolto male il proprio lavoro”, spiega Gayraud. “Ma quali istruzioni sono state impartite? Quali fondi sono stanziati per consentire ai giudici di svolgere il loro lavoro? Che tipo di formazione ricevono? Come possiamo aspettarci che i giudici siano preparati a gestire le denunce se la società nel suo complesso non prende sul serio questo problema?”. Insomma non basta imputare gli eventi a una mancanza di risorse, insiste la studiosa: “Cercare responsabilità individuali o istituzionali serve solo a oscurare il fatto che questi abusi sono il prodotto di un sistema: il patriarcato. Lo stupro dei bambini, come quello delle donne, è una questione di potere maschile. Nella grande maggioranza dei casi questi atti di violenza sono commessi da uomini (95 per cento); le vittime sono per lo più di sesso femminile, sia tra gli adulti (85 per cento) sia quando riguardano minorenni (il 75 per cento è di sesso femminile). Ma se la mobilitazione delle associazioni femministe ha politicizzato lo stupro contro le donne e ora si parla di patriarcato riferendosi alle violenze che subiscono, è ancora impossibile farlo quando si tratta di abusi sui bambini. La società non vuole vederlo perché riguarda tutti”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 56. Compra questo numero | Abbonati