Il rogo del male è il secondo di una serie di reboot di La casa pensati per dare a promettenti registi horror l’opportunità di mostrare il proprio talento. La trama è poco più di un pretesto per orchestrare ingegnosi squartamenti, più o meno efficaci. Una battuta di pesca porta alla luce uno spirito demoniaco che provoca un incidente d’auto in cui muore Will (George Pullar), sconvolgendo la vita della vedova Alice (Souheila Yacoub) e dei burberi genitori di Will. Il funerale dà luogo a una riunione di famiglia comicamente tesa in una scricchiolante villa coloniale, dove lo spirito maligno prende rapidamente il sopravvento. I fan della saga sanno bene che non si può paragonare Il rogo del male all’originale di Sam Raimi del 1981, un capolavoro fai-da-te di un’epoca ormai lontana del cinema indipendente. E si può anche dire che il francese Sébastien Vaniček non riesce mai a controllare il caos. Comunque, l’atmosfera del film è squallida in modo convincente, in sintonia con le cupe idee sulle false promesse della famiglia tradizionale. Il bizzarro e crudele senso dell’umorismo degli autori si sposa perfettamente con l’obbligo dissacrante dell’intera serie. E, tra i riferimenti al cinema di Tobe Hooper e a Terminator, il film rende anche omaggio a una generazione di successi horror che hanno trasformato gli Stati Uniti, i loro sogni e le loro case, in un incubo per il resto del mondo. Beatrice Loayza, The New York Times

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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati