Whitney Biennial
Whitney Museum, New York
fino al 23 agosto
Presentata senza titolo, la mostra solleva una vecchia domanda con rinnovata urgenza: cosa può fare di significativo una biennale in un’epoca di profonda frattura sociale e politica? Il progetto espositivo potrebbe essere interpretato come una scappatella indulgente nell’isolazionismo americano, ma non è così. Un’opera che apparentemente fa riferimento a questo escapismo è Everything wants to kill you and you should be afraid (2026), una vasta installazione di Precious Okoyomon: una stanza piena di minuscoli peluche appesi a delle corde. Sebbene ci sia un evidente riferimento a storici atti di violenza e linciaggio, l’opera solleva questioni più ampie: ci troviamo di fronte a un’immagine universale della sofferenza o della tendenza statunitense di sminuire la dignità umana?
Flash Art
Ai Weiwei
Botton up!, Aviva Studios,
Manchester fino al 6 settembre
Dal soffitto pendono le bandiere di nazioni scomparse, i bronzi saccheggiati da imperi estinti sono stati rifusi e rivendicati, antiche rovine fatiscenti sono state ricostruite. Lo sguardo incontra solo morte, sfruttamento, avidità e sofferenza esposti in modo macabro. Ad accogliere il visitatore, un lampadario di vetro nero composto da scheletri. Questa mostra cattura il momento più monumentale dell’artista cinese. E il più efficace. I suoi temi funzionano al meglio su scala enorme, ingigantiti, ampliati, sbattuti in faccia al pubblico. The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati