◆ Dopo mesi di attesa, il 17 luglio la Commissione europea ha presentato la sua proposta per la riforma del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets). Il meccanismo, introdotto nel 2005, impone un tetto massimo alle emissioni di gas serra dei settori più inquinanti dell’economia europea, destinato a diminuire anno dopo anno. A ogni settore è assegnato un limite, ma le aziende che superano la loro quota possono acquistare all’asta altri crediti. L’Ets è considerato uno strumento cruciale per raggiungere gli obiettivi dell’Unione europea sul clima, ma negli ultimi anni è finito nel mirino delle aziende e di alcuni stati, tra cui l’Italia, secondo cui imporrebbe costi insostenibili all’industria europea e minaccerebbe di danneggiare la sua competitività globale. La Commissione sembra aver ceduto almeno in parte a queste pressioni. La proposta prevede infatti di posticipare la fine della concessione di quote gratuite dal 2034 al 2038, e di rallentare la riduzione del tetto complessivo di emissioni, che avrebbe dovuto arrivare a zero nel 2039. Il commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra ha assicurato che la riforma è in linea con l’impegno di ridurre le emissioni europee del 90 per cento entro il 2040, ma il Wwf e altre organizzazioni ambientaliste avvertono che il rispetto di questo obiettivo è a rischio. Prima di essere sottoposta al voto del parlamento europeo la proposta dovrà essere approvata dagli stati, alcuni dei quali hanno già espresso la loro opposizione.

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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati