Negli ultimi giorni la Russia ha intensificato gli attacchi sull’Ucraina, colpendo soprattutto obiettivi civili a Kiev e in diverse regioni del paese. I bombardamenti sono stati tra i peggiori dall’inizio dell’anno e, tra il 18 e il 21 luglio, hanno causato almeno venti morti e centinaia di feriti. Tra il 20 e il 22 luglio l’Ucraina ha invece attaccato per la prima volta le strutture della logistica russa, colpendo alcuni magazzini dell’azienda Wildberries nei pressi di Mosca e nel sud del paese, causando la morte di otto persone. Negli stessi giorni a Kiev si apriva una grave crisi politica, legata al rimpasto di governo deciso dal presidente Volodymyr Zelenskyj. Il parlamento ha nominato primo ministro Serhij Koreckyj, ex dirigente delle aziende energetiche statali, che ha sostituito Julija Svyrydenko. Ma la decisione più discussa è stata la destituzione del ministro della difesa Mychajlo Fedorov, già responsabile dei progetti di digitalizzazione del paese, e tra gli artefici della modernizzazione dell’esercito e dello sviluppo della nuova strategia bellica di Kiev, incentrata sull’uso dei droni e della tecnologia. Alla base della scelta a quanto pare c’era il contrasto con il comandante delle forze armate Oleksandr Syrskyj. A quel punto migliaia di persone hanno manifestato a Kiev e in altre città per chiedere il ritorno di Fedorov e le dimissioni di Syrskyj. E il 22 luglio Zelenskyj ha deciso di accogliere le richieste dei manifestanti, licenziando Syrskyj e promettendo a Fedorov un nuovo “importante incarico”. “È positivo che in Ucraina ci siano ancora persone politicamente attive”, scrive il sito ucraino Nv. “La crisi di fiducia nel governo dura da tempo e avrebbe potuto provocare una disillusione generale. Invece le persone continuano a impegnarsi. C’è poi un altro aspetto interessante: i partiti tradizionali stanno perdendo il ruolo guida nell’elaborazione di idee e politiche, e al loro posto stanno nascendo iniziative dal basso”.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati