Fin dall’adolescenza Yufan soffre a causa del suo aspetto. A scuola i ragazzi della sua classe stilano una classifica delle ragazze, dalla più bella alla più brutta. Lei non si sente all’altezza, non ritiene di avere un corpo perfetto né il viso giusto. Le centinaia di influencer che scorrono rapide e sicure sul suo cellulare, al tocco leggero del dito, alimentano le sue insicurezze: volti impeccabili, occhi grandi e zigomi scolpiti. Nemmeno le modelle ammiccanti sui grandi manifesti pubblicitari della sua città sembrano lasciare spazio a chi non rientra in quei canoni.
Anche nell’orgogliosa Cina gli standard di bellezza rispondono a dinamiche globali e standard definiti da una politica economica della moda e della cosmetica. In un mondo sempre più interconnesso, le tendenze estetiche si somigliano e si replicano a tutte le latitudini.
Molte compagne di classe scelgono di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica che ricevono come regalo per il diploma, e cominciare così l’università con un volto nuovo, perfetto, destinato al successo. Yufan si sente sempre più fuori luogo. Dopo gli studi artistici a Londra e Helsinki, trova nella sua arte un modo per combattere paure e incertezze, o almeno ci prova, con un progetto artistico brillante ed elaborato.
Stampa un ingrandimento della sua fototessera, quella tipica di un passaporto, e visita più di trenta cliniche di bellezza cinesi per farsi consigliare su cosa fare. Ogni volta la intervistano a lungo i “designer estetici” incaricati di individuare ciò che, secondo loro, andrebbe corretto. La sua foto diventa così la mappa di una bellezza potenziale, un crocevia di linee, corredate da caratteri cinesi neri o rossi, che indicano la via verso la felicità e il successo personale. I commenti impietosi diventano scarabocchi violenti sul suo volto e tracciano il cammino verso una nuova vita e un nuovo status sociale.
Se fossero meno infossate le tempie (conosciute come “il palazzo dello sposo”) avrebbe successo in amore. Oppure, potrebbe scegliere lo stile dell’attrice X, o della influencer Y. A tavolino tutto è possibile, sta a lei scegliere. Nella cultura cinese la lettura della fisionomia facciale è una pratica millenaria: tradizionalmente nei tratti somatici si può leggere il destino e la personalità dell’individuo. Questo rende l’impatto sociale ed economico di queste cliniche ancora più grande e le “diagnosi” molto più convincenti.
Con grande determinazione e coraggio Yufan si lascia analizzare, portandosi a casa i disegni che “sfigurano” il suo volto ma promettono la perfezione, insieme a pagine di parole, quasi un flusso di coscienza dal tono autoritario, gratuitamente elargito dai designer che ne descrivono i benefici, fisici e mentali. I consigli sono simili tra loro, uniformati da un’idea di bellezza univoca e stereotipata, confermata sugli schermi di tutto il mondo.
La singolarità
Il progetto artistico di Yufan Lu non è una critica rivolta alle donne, ma una denuncia sottile dell’industria della bellezza, che segue le leggi del mercato e del consumismo: tutto quello che desideri è a tua disposizione. Se lo vuoi. E se lo paghi. Il lavoro rivela con grande efficacia i meccanismi, spesso invisibili, che alimentano il business della medicina estetica in Cina e, più in generale, nel mondo.
Il risultato di questo progetto, così personale e intimo, è il libro Make me beautiful, appena pubblicato grazie al premio Star photobook dummy award. Il prototipo, ben costruito e virtuosamente disegnato, è diventato una pubblicazione con la forma e le dimensioni di una rivista, in apparenza delicatamente rilegata da una sottile garza medica che ne ricopre il dorso.
I testi, cioè i monologhi dei designer-venditori, accompagnano le immagini: interni di cliniche al confine tra uno studio medico asettico e una profumeria, volti scarabocchiati, facce ritagliate, strumenti chirurgici che sembrano quasi uscire dalle pagine, autoritratti da finta influencer. Il processo creativo è anche performativo. Yufan ci mette la sua faccia, letteralmente. Ed empatizza con le donne sottoposte a giudizi drastici e spinte a rivedere la propria immagine in nome di un’idea predeterminata di bellezza. Grazie a questo progetto Yufan è riuscita in parte a esorcizzare le proprie insicurezze e a placare l’ansia generata dalla pressione dei social media e della società sulla bellezza femminile. E alla fine ha scelto di non farsi operare.
È un libro coraggioso, onesto, necessario. Che mette il lettore di fronte alla domanda così umana e anche così artificiale: sono abbastanza bella? Che cosa dovrei cambiare per esserlo? Forse la risposta è un’altra: accettarsi per ciò che si è, senza guardarsi attraverso uno schermo che applica lo stesso metro di giudizio a tutte. La singolarità e l’originalità sono la vera bellezza.
Yufan sembra averlo capito. ◆
◆ Lo Star photobook dummy award, alla sua sesta edizione, nasce nel 2021 come iniziativa della fondazione Photographic social vision, in memoria dell’art director Inés Casals. Ogni anno premia il prototipo di un libro, tra i più di cento candidati da esperti internazionali, che diventa una pubblicazione distribuita dai tre coeditori: RM, Phree ed Ediciones posibles. Il libro Make me beautiful di Yufan Lu è disponibile sui siti delle case editrici.
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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati