La guerra delle bande criminali contro la popolazione haitiana dura ormai da anni nei quartieri urbani della capitale Port-au-Prince, controllata per almeno l’85 per cento dai gruppi armati. L’ultimo massacro, confermato da un comunicato delle Nazioni Unite dopo essere stato reso noto dai mezzi d’informazione locali, è avvenuto invece in una zona di campagna, tra i campi coltivati che forniscono prodotti freschi agli abitanti della capitale. Nella notte tra domenica 23 e lunedì 24 agosto, 47 persone sono state uccise a Kenscoff, un comune che si affaccia sulla città. Il suo sindaco Massillon Jean in una dichiarazione all’Afp ha parlato di una “notte di terrore”.

Kenscoff è uno dei luoghi vicini a Port-au-Prince dove hanno trovato rifugio gli abitanti dei quartieri cittadini dilaniati dalla violenza e dalle estorsioni. I criminali hanno attaccato proprio un gruppo di rifugiati. Ventidue dei 47 corpi sono stati ritrovati in una chiesa dove gli sfollati avevano cercato riparo. Da mesi, la zona è bersaglio di gruppi armati che cercano di estendere il controllo sul territorio. I sopravvissuti hanno inoltre segnalato che varie persone sono state rapite. Il reclutamento forzato, a volte anche di bambini, è uno dei crimini commessi abitualmente dalle bande.

Con forze di polizia sprovviste di mezzi e decimate, lo stato haitiano non riesce a contrastare la supremazia delle organizzazioni criminali. Dopo che nel 2024 sono stati schierati senza risultati degli agenti di polizia keniani all’interno di un’operazione internazionale di sicurezza, l’Onu sostiene l’istituzione di una Forza di repressione delle bande armate (Frg), approvata a settembre del 2025. Attualmente in fase di costituzione, la Frg dovrà contare, a regime, su 5.500 agenti di polizia e militari stranieri, ovvero cinque volte di più rispetto alla missione keniana, il cui fallimento è stato attribuito a un organico troppo ridotto, a un finanziamento insufficiente e a una definizione poco chiara dei suoi obiettivi.

Le Nazioni Unite hanno un ufficio integrato ad Haiti (Bureau intégré des Nations unies en Haïti, Binuh) e pubblicano regolarmente rapporti e indagini sul livello di violenza. Martedì 25 agosto è stata resa pubblica la stima del secondo trimestre (da aprile a giugno): 1.408 morti e 656 feriti. Da gennaio, il totale ammonta a 3.050 morti e 1.401 feriti. Il 40 per cento delle morti riguarda presunti affiliati alle bande, a volte linciati dalla popolazione.

Un mese fa, un altro rapporto ha messo in luce la portata delle violenze di genere, soprattutto stupri ai danni di donne e ragazze: nel primo semestre sono stati registrati 5.500 casi, di cui più di mille solo nel mese di giugno. In quasi il 70 per cento dei casi si è trattato di stupri di gruppo attribuiti a bande armate, aveva precisato un portavoce delle Nazioni Unite. Più della metà delle vittime erano persone sfollate.

Il paese più povero delle Americhe è da anni dilaniato dalle violenze delle bande criminali, che hanno approfittato del vuoto di potere seguito all’uccisione del presidente Jovenel Moïse nel luglio 2021. Moïse, che era stato eletto nel 2016, non ha mai avuto un successore perché è stato impossibile organizzare le elezioni. Neanche il parlamento è stato più rinnovato da quella data. Da febbraio, la guida ad interim del governo è affidata al primo ministro Alix Didier Fils-Aimé.

Il Consiglio elettorale provvisorio (Cep) ha stabilito di organizzare le elezioni presidenziali il 13 dicembre, con un eventuale secondo turno il 21 febbraio 2027. Ma lo svolgimento delle elezioni è subordinato alla “creazione di un clima di sicurezza accettabile”, come ha ammesso il Cep a luglio, riconoscendo in pratica che sarà impossibile rispettare la scadenza.

Prima di votare, bisogna compilare le liste elettorali, un compito complicato dall’alto numero di rifugiati. Su circa 11,5 milioni di abitanti, quasi 1,5 milioni sono sfollati all’interno del paese a causa delle violenze, secondo una stima di giugno dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Il surinamese Albert Ramdin, segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani, ha esortato le autorità haitiane, mercoledì 26 agosto, ad accelerare i preparativi, al termine di una visita di tre giorni a Port-au-Prince. Dall’inizio di agosto, solo 260mila persone sono state iscritte nelle liste elettorali.

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