Dopo trent’anni l’omicidio del rapper Tupac Shakur ha un colpevole. Il 31 agosto un tribunale di Las Vegas ha condannato Duane “Keefe D” Davis, ex capo della gang criminale dei South Side Compton Crips, per essere stato il mandante dell’agguato contro Shakur, avvenuto a Las Vegas il 7 settembre 1996. Secondo l’accusa, a sparare sarebbe stato un altro: Orlando “Baby Lane” Anderson, oppure un terzo uomo seduto sul sedile posteriore dell’auto. Tuttavia Davis, autoproclamatosi leader di una gang di strada di Los Angeles, avrebbe orchestrato il delitto e fornito l’arma all’assassino. “Per quasi 18 anni, Duane Davis ha detto alla polizia, alla televisione, nei libri, agli intervistatori di YouTube di essere responsabile dell’omicidio”, ha detto il pubblico ministero Binu Palal alla giuria. “Ditegli che lo avete sentito; dichiaratelo colpevole”. Davis ha pubblicato la sua autobiografia, Compton street legend, nel 2019. Già nell’introduzione del libro affermava: “Sono uno dei pochi testimoni oculari ancora in vita dell’omicidio di Tupac”. Shakur fu colpito da quattro proiettili sparati con una pistola Glock calibro 22 mentre la sua auto era ferma a un semaforo rosso nell’area di Paradise, in Nevada. Morì sei giorni dopo per le ferite riportate. Shakur aveva 25 anni quando fu assassinato, all’apice della sua carriera come una delle voci più influenti del rap. Aveva venduto oltre 75 milioni di dischi in tutto il mondo.
Ashley King,
Digital Music News

Tupac Shakur, 1994 (Ron Galella, Getty)

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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 124. Compra questo numero | Abbonati