“Da tempo rifletto sul legame tra fotografia e violenza”, dice il fotografo finlandese Harri Pälviranta. Il suo progetto Väkivallan koreografia (Coreografia della violenza) nasce da una raccolta di immagini che colleziona da vent’anni. Si tratta soprattutto di fotografie di cronaca, pubblicate sui giornali nel corso del novecento, che documentano episodi reali di violenza: aggressioni razziste, scontri tra manifestanti e polizia, pestaggi, persone ferite o uccise.

Attraverso il confronto di immagini lontane nel tempo, Pälviranta riflette sulla sorprendente somiglianza di alcune rappresentazioni della violenza e su come abbiano contribuito a definire il nostro modo di guardarle. Dove si trova la violenza, nel fatto fotografato? Nel corpo della vittima, nel gesto dell’aggressore? O anche nel modo in cui il fotografo e i mezzi d’informazione scelgono di restituirci quell’immagine?

Partendo da queste domande la sua ricerca non si concentra sul contesto in cui è avvenuta l’azione, ma sui movimenti delle persone coinvolte. Secondo Pälviranta la violenza è una composizione di corpi nello spazio: c’è chi colpisce, chi viene colpito, chi cerca di fuggire, chi trattiene e chi assiste alla scena.

Così ha lavorato con le immagini in diversi modi: è intervenuto sulle foto della sua collezione ritagliandole per isolare alcuni dettagli e poi rifotografarle; ha realizzato nuovi scatti con degli attori per ricreare scene di violenza e mettere alla prova la nostra percezione; e ha isolato le sagome delle vittime inserendole su uno sfondo nero per metterne in risalto la posizione.

“Ho condotto una sorta di studio sul corpo, che individua le caratteristiche coreografiche, quasi una tassonomia delle posizioni del corpo umano ferito. Le fotografie sono un mezzo per convivere con la violenza. Un modo per cercare di comprenderla”, spiega Pälviranta.

Il suo progetto è in mostra al PhEST, il festival di fotografia e arte che si svolge a Monopoli, fino al 1 novembre 2026. ◆

Victim # 08, 2020
Cut 3, 2020.
Victim # 21, 2020
Bendix, Stati Uniti, 1945
Choreography # 3, 2020
Trieste, Italia, 1946
Choreography # 7, 2020
Victim # 05, 2020
Choreography # 9, 2020
Il festival

◆ Le foto di Harri Pälviranta sono in mostra a Monopoli, nell’ambito di PhEST, il festival internazionale di fotografia e arte, fino al 1 novembre 2026. Il tema dell’undicesima edizione è What if ?, una domanda che invita a immaginare realtà alternative e a mettere in discussione il modo in cui osserviamo il mondo. Con la direzione artistica di Giovanni Troilo e la curatela fotografica di Arianna Rinaldo, il programma della manifestazione riunisce artisti e fotografe internazionali tra cui Vivian Maier, Roger Ballen, Joan Fontcuberta e Juno Calypso.


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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 64. Compra questo numero | Abbonati