Quando il debutto dei Sylvan Esso arrivò nel 2014 il loro modo di scrivere canzoni elettroniche era innovativo. Se al tempo sembravano sperimentali, ora rappresentano l’indie pop: costruito sui beat e incline a occasionali mea culpa culturali. Quello che ha sempre reso speciale il duo statunitense è la voce di Amelia Meath: un po’ roca ma giocosa, intonata e calda anche quando è distorta. Ow ∞ è un album coerente con il percorso fatto finora; anche se inquieto, disegna un chiaro arco emotivo, con una produzione curata nei dettagli insieme a Nick Sanborn. La cantante prende lo spazio di cui ha bisogno per fare i conti con i suoi dilemmi: come possiamo funzionare in mezzo a un flusso inarrestabile di orrori? Cosa fare con la rabbia? Domande che non trovano mai risposte definitive ma è lo svolgimento a essere avvincente. E tutto ruota attorno a poche canzoni concepite alla perfezione. La chiave è questa: spesso i brani si trascinano, anche se in modo piacevole, tra un’epifania pop e l’altra. La spinta arriva sottile, a volte con ritmi sfuggenti e campionamenti evocativi. Sia il disco sia la band trovano la salvezza nel movimento che va in avanti, nei loop musicali e nei piaceri condivisi.
Will Hermes, Pitchfork
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati