“Il film Naza ha sollevato un polverone e ha fatto perdere la testa al governo israeliano”, scrive il quotidiano palestinese Al Quds commentando la reazione di Tel Aviv di fronte al premio speciale della giuria assegnato al documentario alla Mostra del cinema di Venezia il 12 settembre. Realizzato dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor (nella foto) e prodotto dal giornale britannico The Guardian, il film mostra le testimonianze anonime, raccolte di notte sui tetti di Tel Aviv, di 24 soldati e agenti dell’intelligence israeliana che hanno partecipato ai massacri nella Striscia di Gaza. I racconti illustrano come l’esercito israeliano uccida consapevolmente molti civili palestinesi cercando di eliminare Hamas. Come avevano già denunciato diverse inchieste pubblicate sul sito israeliano +972 Magazine, dove lavorano i due registi, i militari usano l’intelligenza artificiale e vari sistemi tecnologici per individuare gli obiettivi da colpire, che poi sono bombardati indiscriminatamente. Il titolo si riferisce all’acronimo usato dall’esercito per indicare i “danni collaterali”, cioè i civili che potrebbero restare uccisi in ogni attacco. Un editoriale di Haaretz sottolinea che in Israele Naza è stato accolto con indifferenza e condannato dal governo. Il 14 settembre il ministro della cultura ha invocato un’inchiesta per identificare le fonti e ha chiesto la revoca della cittadinanza ai due registi. Secondo il quotidiano israeliano, invece, tutti gli israeliani dovrebbero guardare il film e “cominciare finalmente un dibattito su quello che abbiamo fatto a Gaza”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati