Franz Bartelt si è imposto nel panorama letterario per il gusto dell’eccesso. E con Il femore di Rimbaud non si smentisce. Fedele alle sue Ardenne, ambienta la storia a Larcheville, anagramma di Charleville, e rende omaggio a Rimbaud fin dall’epigrafe. Majésu Monroe è un rigattiere convinto di possedere “la meraviglia assoluta”. Noème Parker è una cliente di cui s’innamora. Grazie al suo talento di oratore Majésu si trasforma in un camaleonte, adattandosi alle fantasie dell’amata. Ma Noème è in rivolta contro i genitori borghesi e trama un complotto, contando sul futuro marito per metterlo in atto. Majésu arriverà davvero a esaudire il desiderio della moglie di liquidare i suoi genitori? Tutta l’arte di Bartelt consiste nell’accompagnare questo racconto rocambolesco con uno sguardo affilato sui vizi della società, prendendo di mira università, banche, corruzione e giustizia. Come il suo protagonista, possiede un’erudizione insospettabile e dissemina il romanzo di riferimenti a Hugo, La Fontaine, Balzac e Verlaine. La sua scrittura procede per esagerazioni, ossimori e immagini, senza mai rinunciare all’ironia.
Nadine Doyen, Traversées
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati