Il 19 ottobre il governo di Mauritius ha revocato il coprifuoco imposto la settimana precedente dopo un’ondata di proteste violente. “I disordini sono cominciati per la mancanza d’acqua e il carovita, ma le vere e proprie violenze sono esplose il 17 ottobre, dopo che un agente di polizia ha sparato a una donna, ferendola gravemente”, scrive Al Jazeera. “Almeno 188 persone sono state arrestate con accuse di saccheggio, incendio doloso e possesso di esplosivi”. Mauritius è considerata un modello di stabilità in Africa e gli ultimi disordini di una certa rilevanza risalivano al 1999, quando un cantante morì mentre era in custodia della polizia. “Gli pneumatici impilati, i fuochi accesi, i giovani che rompono tutto… Siamo onesti: la violenza è il sintomo di una società che non sta bene”, scrive l’opinionista Véronique Papillon sul sito Le Mauricien, parlando di un sistema “impregnato di discriminazione”, in cui i creoli (i discendenti degli schiavi portati sull’isola dai coloni francesi) si sentono cittadini di seconda classe. L’economia, spiega Le Monde Afrique, è ancora dominata da poche grandi famiglie di origine francese e il governo di Navin Ramgoolam, al potere dal 2024, ha scelto l’austerità di fronte a un debito pubblico pari al 90 per cento del pil, aumentando l’età della pensione e riducendo gli aiuti alle famiglie numerose.

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati