Kapiri Mposhi, Zambia (Zinyange Auntony, Bloomberg/Getty)

Da tempo la Cina è il principale partner commerciale dell’Africa e grande creditore di molti paesi del continente. Per esempio dello Zambia, dove ha contribuito a rinnovare la rete ferroviaria in modo da permettere al paese di esportare il suo rame in Asia attraverso i porti dell’oceano Indiano. Ora però, scrive Le Monde, è emerso un aspetto meno conosciuto delle relazioni sino-zambiane grazie a China Capital, un’inchiesta del Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij) a cui ha partecipato anche il quotidiano francese. “Alcuni documenti interni mostrano come la Industrial and Commercial Bank of China (Icbc), un istituto di credito strettamente legato al regime di Pechino, abbia trascinato lo Zambia in una spirale di debiti attraverso prestiti che favorivano gli interessi cinesi”. Intorno al 2010 il paese africano registrò una forte crescita grazie al boom dei prezzi delle materie prime e alla domanda cinese di metalli. Lo Zambia cercava investitori per costruire linee elettriche, autostrade, stadi e aeroporti, e ha trovato in Pechino un paese disposto a concedere prestiti ad alto rischio. Ma “i progetti infrastrutturali finanziati da Pechino, spesso assegnati ad aziende cinesi senza gara d’appalto, si sono rivelati uno spreco”. È così che nel 2020 lo Zambia è diventato il primo paese africano a dichiarare insolvenza sul debito a causa della pandemia di covid-19. I finanziamenti, infatti, erano coincisi, dopo il 2015, con un brusco calo del prezzo del rame. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati