“Dopo più di tre anni di guerra, un periodo di calma nei combattimenti aveva fatto nascere la speranza che un buon raccolto avrebbe finalmente attenuato la fame in Sudan”, scrive la Reuters. Invece il fenomeno climatico del Niño sta causando una grave siccità: tra luglio e settembre negli stati del Darfur Settentrionale, del Kordofan Settentrionale e di Gadaref sono state registrate le precipitazioni più scarse da molti anni. La penuria di piogge danneggia i raccolti e l’allevamento del bestiame nelle regioni dove si concentra la produzione agricola del Sudan. Un’analisi delle immagini satellitari condotta dall’organizzazione cristiana WorldVision e ripresa dal quotidiano spagnolo El País ha confrontato la situazione del 2023 con quella del 2025, riscontrando la perdita di circa 3,9 milioni di ettari di terreni coltivati in zone cruciali per la produzione agricola sudanese, in particolare di quella del sorgo. “Se non si interviene con urgenza”, scrive il giornale, “il paese rischia il collasso del sistema alimentare. Il conflitto armato ha accelerato la distruzione delle coltivazioni, ha reso inutilizzabili le reti di irrigazione e ostacola il movimento del bestiame. Inoltre la combinazione di caldo intenso, distruzione delle infrastrutture e interruzioni dei rifornimenti causate dagli assedi ha innescato un’emergenza senza precedenti”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 25. Compra questo numero | Abbonati