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Gli Stati Uniti rimuovono una parte delle sanzioni economiche contro il Sudan
Gli Stati Uniti rimuovono una parte delle sanzioni economiche contro il Sudan. Dopo vent’anni di tensioni tra i due paesi, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato che eliminerà parte delle sanzioni contro Khartoum per i progressi fatti dal paese contro il terrorismo. Le sanzioni sono state imposte per la prima volta nel 1997da Bill Clinton per il sostegno del Sudan alla rete jihadista di Osama bin Laden e in seguito rinnovate a causa del conflitto nel Darfur.
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Verso sud
Il Sudan accusato di aver usato armi chimiche in Darfur.
Il Sudan accusato di aver usato armi chimiche in Darfur. Secondo un rapporto dell’omg Amnesty International, il governo di Khartoum avrebbe sferrato almeno trenta attacchi nella zona del Jebel Marra, in Darfur, con agenti chimici. L’ong stima che duecento persone siano morte in questi bombardamenti, che hanno preso di mira i ribelli del Sudan Liberation Army di Abdel Wahid (Sla/Aw). Il rapporto si basa su decine di testimonianze e sull’analisi di immagini satellitari.
Perché si combatte in Sud Sudan

Negli ultimi giorni centinaia di persone sono state uccise nella capitale del Sud Sudan, Juba, duranti gli scontri tra fazioni rivali. Il conflitto ha acquistato una forte componente etnica e ogni giorno la crisi si aggrava. Il video del New York Times spiega le ragioni di questi scontri. Leggi

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Resta in carcere l’eritreo arrestato in Sudan il 24 maggio con l’accusa di essere un trafficante.
Resta in carcere l’eritreo arrestato in Sudan il 24 maggio con l’accusa di essere un trafficante. L’uomo è stato estradato in Italia il 6 giugno con l’accusa di essere tra i capi di una delle organizzazioni che gestiscono la tratta di migranti tra l’Africa e le coste siciliane. Il giudice delle indagini preliminari ha respinto la richiesta di scarcerazione dell’avvocato dell’eritreo, che nega di essere il trafficante ricercato e dice di essere vittima di uno scambio di persone.
Gli elettori del Darfur scelgono di mantenere lo status quo.
Gli elettori del Darfur scelgono di mantenere lo status quo. Nel referendum amministrativo che si è svolto dall’11 al 13 aprile, il 93 per cento degli abitanti di questa regione del Sudan ha votato per mantenere l’attuale divisione in cinque stati, invece di riunirli in un’unica entità amministrativa. Si tratta dell’opzione favorita del governo centrale di Khartoum.
Al via un referendum sulle divisioni amministrative del Darfur.
Al via un referendum sulle divisioni amministrative del Darfur. Gli abitanti di questa parte del Sudan hanno tre giorni per decidere se il Darfur, attualmente diviso in cinque parti, deve tornare a essere un’unica regione, come prima del 1994. Il referendum è una delle tappe previste dal Documento di Doha per la pace in Darfur del 2011. Si teme, però, che l’affluenza sia bassa, perché non è chiaro quali siano i vantaggi delle due opzioni.
È morto in Sudan Hassan al Turabi, storico leader dell’opposizione.
È morto in Sudan Hassan al Turabi, storico leader dell’opposizione. Uno dei più feroci critici del regime del presidente Omar al Bashir è morto a 84 anni in un ospedale di Khartoum dove era stato ricoverato per un attacco cardiaco.
Trenta giornalisti sudanesi cominciano lo sciopero della fame.
Trenta giornalisti sudanesi cominciano lo sciopero della fame. La protesta segue la sospensione a tempo indeterminato della pubblicazione del quotidiano El Tayar, colpevole secondo le autorità di aver “incitato una primavera araba” nel paese, e vuole anche scongiurare la possibile condanna a morte del direttore. Secondo l’indice sulla libertà di stampa di Reporter sans frontières il Sudan è al 174esimo posto su 180.
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Trenta giornalisti sudanesi cominciano lo sciopero della fame.
Trenta giornalisti sudanesi cominciano lo sciopero della fame. La protesta segue la sospensione a tempo indeterminato della pubblicazione del quotidiano El Tayar, colpevole secondo le autorità di aver “incitato una primavera araba” nel paese, e vuole anche scongiurare la possibile condanna a morte del direttore. Secondo l’indice sulla libertà di stampa di Reporter sans frontières il Sudan è al 174esimo posto su 180.
Il Bahrein e il Sudan hanno espulso gli ambasciatori iraniani.
Il Bahrein e il Sudan hanno espulso gli ambasciatori iraniani. I diplomatici avranno 48 ore per lasciare i due paesi. La decisione arriva dopo che il 3 gennaio l’Arabia Saudita ha rotto i rapporti diplomatici con l’Iran, in seguito all’assalto alla sua ambasciata a Teheran. Le tensioni tra i due paesi si sono aggravate dopo l’esecuzione dell’imam sciita Nimr al Nimr, leader religioso e oppositore della casa reale saudita. Nel frattempo anche gli Emirati Arabi Uniti hanno preso provvedimenti contro Teheran, richiamando il loro ambasciatore in Iran e annunciando che ridurranno le relazioni diplomatiche.
In Israele c’è una piccola Asmara

Secondo le autorità israeliane sono almeno 65mila i migranti africani entrati illegalmente nel paese tra il 2006 e il 2013. Circa 45mila si sono fermati: vengono soprattutto dall’Eritrea (33mila) e dal Sudan (8.500). Israele, però, ha concesso lo status di rifugiati solo a quattro eritrei. Leggi

La Corte penale internazionale ce l’ha con gli africani?

Il 15 giugno il presidente sudanese Omar al Bashir, su cui pende un mandato d’arresto per genocidio e crimini di guerra spiccato dalla Corte penale internazionale (Cpi), ha abbandonato prima della conclusione un vertice dell’Unione africana in Sudafrica. La corte suprema sudafricana stava per ordinare che fosse arrestato e consegnato alla Cpi, ma il governo del Sudafrica ha permesso che Al Bashir lasciasse il paese.  Leggi

Il presidente del Sudan Omar al Bashir è arrivato nella capitale Khartoum in volo dal Sudafrica. Reuters

Il presidente del Sudan Omar al Bashir è arrivato nella capitale Khartoum in volo dal Sudafrica. Reuters

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L’alta corte sudafricana ordina l’arresto di Omar al Bashir

I giudici dell’alta corte sudafricana hanno ordinato l’arresto del presidente del Sudan Omar al Bashir. Il verdetto è stato emesso qualche ora dopo la partenza di Bashir dall’aeroporto di Johannesburg, in violazione del precedente ordine di un tribunale sudafricano che impediva al presidente sudanese di lasciare il paese. I giudici si sono detti amareggiati dal fatto che le autorità non hanno rispettato l’ordine di trattenere Bashir in Sudafrica.

La Corte penale internazionale (Cpi) aveva chiesto al Sudafrica di arrestare il presidente del Sudan, arrivato nel paese per partecipare a un summit dell’Unione africana. Bashir è accusato di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio per il conflitto in Darfur. L’alta corte di Pretoria aveva preso del tempo per valutare la richiesta. Il Sudafrica ha sottoscritto nel 1998 lo Statuto di Roma che ha istituito la Cpi.

Il presidente sudanese Omar al Bashir ha lasciato il Sudafrica

Il governo del Sudan ha confermato che il presidente Omar al Bashir ha lasciato il Sudafrica ed è rientrato nel suo paese. L’aereo presidenziale era decollato da Johannesburg questa mattina, ma la presenza a bordo del capo di stato sudanese non era stata confermata.

Omar al Bashir era andato in Sudafrica il 14 giugno per partecipare a un vertice dell’Unione africana. La Corte penale internazionale (Cpi) aveva chiesto al Sudafrica di arrestarlo ed era in atto la valutazione della richiesta da parte dell’alta corte di Pretoria. Nel frattempo un tribunale sudafricano aveva ordinato ad Al Bashir di non lasciare il paese fino alla pubblicazione del verdetto. All’arrivo di Bashir in Sudan si terrà una conferenza stampa.

La Cpi ha emesso due mandati di arresto internazionali nei confronti di Omar al Bashir, nel 2009 e nel 2010, per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio, commessi durante il conflitto nella regione del Darfur.

La Corte penale internazionale chiede al Sudafrica di arrestare Omar al Bashir

La Corte penale internazionale (Cpi) ha esortato il Sudafrica ad arrestare il presidente del Sudan, Omar al Bashir, che si trova nel paese per partecipare a un summit dell’Unione africana. La giustizia sudafricana ha vietato a Bashir di lasciare il paese finché non si sarà pronunciata sulla richiesta di arresto. Il verdetto dovrà essere emesso nel corso della giornata.

Nel 2009 la Cpi ha emesso un mandato di arresto internazionale nei confronti di Bashir, 71 anni, accusato di crimini contro l’umanità e genocidio per il conflitto nella regione del Darfur. Il presidente, al potere in Sudan dal 1989 e rieletto con il 94 per cento dei voti alle elezioni dello scorso aprile, ha respinto ogni accusa.

Il mandato di arresto gli impedisce di compiere viaggi fuori dal continente, ma Bashir ha visitato spesso paesi amici in Africa e in Medio Oriente. È arrivato a Johannesburg per partecipare a un summit dell’Unione africana (Ua), che si concentrerà in particolare sulla crisi politica in Burundi, ed è stato calorosamente accolto dalle autorità sudafricane. In altre occasioni l’Ua si è rifiutata di collaborare con la Corte penale internazionale, che accusa di pregiudizi nei confronti dei leader africani.

Sequestrate le copie di nove giornali indipendenti in Sudan

Questa mattina le autorità sudanesi hanno sequestrato le copie di nove quotidiani indipendenti nella tipografia dove i giornali erano in stampa. I direttori di Al-Tayyar e Al-Youm al-Tali hanno confermato la notizia. I servizi di sicurezza del Sudan, responsabili della confisca, non hanno fornito spiegazioni per il loro gesto.

Secondo le ipotesi dei giornalisti delle redazioni coinvolte, il sequestro potrebbe essere avvenuto dopo che i giornali hanno pubblicato la storia di Nesrin Ali Mustafa, un’attivista per i diritti umani che era intervenuta in un programma televisivo popolare nel paese, raccontando storie di abusi sessuali subiti dagli studenti nei bus che li portano a scuola e nelle università.

La confisca dei giornali da parte del governo è un provvedimento usato di frequente in Sudan, che secondo il rapporto sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières occupa il 172° posto in classifica su 180 paesi.

Scontri in Sudan, un morto

Un ragazzo è stato ucciso in scontri tra due gruppi di studenti all’università di Khartoum, in Sudan. Il ministero dell’interno ha riferito che nel campus sono scoppiati scontri tra i sostenitori del presidente Omar al Bashir e un gruppo di studenti proveniente dal Darfur, che contestavano la legittimità dell’elezione di Bashir, avvenuta il 27 aprile.

Omar al Bashir è stato riconfermato presidente del Sudan con il 94 per cento delle preferenze a fine aprile, ma i partiti dell’opposizione hanno boicottato il voto, accusando il presidente, al potere dal 1989, di avere reso impossibile l’alternanza al potere e una competizione elettorale leale. Alla vigilia delle elezioni, la comunità internazionale aveva definito il risultato delle elezioni non credibile. Bashir, 71 anni, è stato accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità e genocidio per il conflitto nell’est del paese.

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