Le ondate di calore di quest’estate hanno reso evidenti a molti europei i danni legati alla crisi climatica, dai problemi di salute delle persone più fragili fino alle coltivazioni devastate o alle bollette impazzite. Per Andrew Austin, 34 anni, una casa di proprietà nello Shropshire, in Inghilterra, la lunga sequenza di giorni con temperature alte è stata anche un’opportunità per fare un po’ di soldi. Mentre a Londra, il 24 giugno, si toccavano i 34 gradi, la domanda di energia nel paese aumentava. I costi dell’elettricità raggiungevano il picco dopo il tramonto, quando i pannelli solari di tutto il Regno Unito smettevano di generarla. E in quel momento Austin sapeva di poter far fruttare la sua batteria domestica da 200 kWh, ricaricata nelle ore diurne, quando l’energia della rete del suo fornitore aveva un costo più basso grazie alla produzione in eccesso (in Italia e in molti altri paesi di solito l’elettricità è meno cara la notte). Dalle 16 alle 21 rivendeva l’energia alla rete incassando 60 sterline (70 euro circa). In poche ore guadagnava una cifra pari all’incirca alla bolletta elettrica mensile di un appartamento. E tutto senza dover premere un solo bottone.
Austin, infatti, ha impostato un computer che si occupa della compravendita di energia mentre lui continua a fare le sue cose. Il computer scarica la tabella dei prezzi dell’energia – con le variazioni di tariffa di mezz’ora in mezz’ora – dal suo fornitore, la Octopus, che pubblica i dati tutti i giorni alle 16. Così riesce a sapere quando il costo dell’energia è più basso e conviene ricaricare la batteria; quando il prezzo risale, il computer la rivende alla rete.
In molte parti del mondo, e specialmente in Europa, le persone sono alle prese con bollette dell’elettricità più care da quando le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno fatto aumentare il prezzo del petrolio e del gas naturale. Allo stesso tempo il costo dei pannelli solari e degli altri dispositivi necessari per produrre elettricità, in gran parte fabbricati in Cina, è ai minimi storici. Ecco spiegato perché milioni di persone stanno passando a soluzioni come i pannelli solari e le batterie, al di là dei timori per la crisi climatica.
Austin è andato oltre: non si è limitato a tamponare la bolletta, ma ha cominciato a incassare. Un’opportunità simile un tempo era riservata solo ai professionisti del settore energetico, che speculano sulle variazioni di prezzo nei volatili mercati dell’elettricità. Ecco perché guarda alle fluttuazioni del mercato in modo molto diverso da quello della maggior parte dei consumatori. “Per me non è una crisi, è un’opportunità”, commenta.
Ora l’ia decide quand’è il momento migliore per ricaricare l’auto o scaricare le batterie domestiche. Se ha energia in eccesso, la rivende
Una relazione monotona
La storia del mercato delle forniture energetiche è piuttosto monotona, si riduce a una transazione ripetuta miliardi di volte: le aziende vendono energia ai consumatori. Adesso questa relazione sta cambiando: milioni di persone usano pannelli solari e batterie per rivendere alla rete l’energia in eccesso. Per una parte crescente di loro significa comprare elettricità dalla rete quando è economica o generarla gratuitamente con i pannelli solari per poi immagazzinarla nelle batterie per alcune ore; quando i prezzi salgono, in genere dopo il tramonto se il solare ha un peso importante, si rivende alla rete l’energia stoccata nelle batterie, guadagnando una piccola somma. Questa rivoluzione sta avvenendo soprattutto in Europa, Stati Uniti, Australia.
“Se hai la tecnologia giusta e c’è un consistente divario dei prezzi durante il giorno, puoi sfruttare la situazione per ridurre le bollette e magari guadagnare un po’ di soldi”, afferma Yara van Ingen, analista dell’azienda di ricerche strategiche BloombergNef. Secondo Austin, dopo aver usato l’energia per ricaricare le sue auto elettriche e mandare avanti la casa, riesce in genere a incassare 400 sterline al mese nella stagione estiva e 300 in quella invernale. Abbastanza per il bilancio mensile di una famiglia di quattro persone nel Regno Unito.
Finora Austin non ha mai avuto problemi, ma uscire dal mercato regolato dell’energia può comportare anche dei rischi. Se ci si muove male, ci si espone alla possibilità di pagare, in alcuni momenti, anche prezzi molto alti. Quanto puoi guadagnare o perdere dipende da dove vivi, che tipo di tecnologie hai, quanto l’autorità di mercato ti permette di commerciare e quanto sei bravo a impostare la tua strategia.
Lo sviluppo di queste nuove tecnologie ha offerto a persone come Aaron Wilkes un nuovo raggio d’azione. “Quando è cominciata la guerra in Ucraina, volevo togliere l’impianto a gas da casa mia”, dice. L’Europa dipendeva in gran parte dal gas russo e Wilkes voleva proteggersi dai picchi dei costi dell’energia. Per cominciare, ha installato nella sua abitazione nel Kent, in Inghilterra, pompe di calore, pannelli solari e batterie. Poi è arrivata un’auto elettrica e in seguito una seconda. A quel punto si è chiesto se potesse ottimizzare il loro uso e le bollette, e magari guadagnare qualcosa rivendendo energia alla rete.
In realtà a Wilkes sono servite importanti modifiche normative prima di lanciarsi nel mercato: in particolare, le autorità di regolamentazione hanno permesso ai fornitori di applicare tariffe dinamiche anche agli utenti domestici. In tutto il mondo le reti elettriche sono di proprietà statale o strettamente regolamentate. Un motivo è che l’energia elettrica è cruciale per molte attività e i blackout possono causare enormi problemi politici ed economici. Un’altra ragione è che l’elettricità è una merce particolare: a differenza del grano o del gasolio non può essere stoccata in grandi quantità; gli operatori devono gestire domanda e offerta in tempo reale, con pochissimo margine di errore. Quei piccoli margini di domanda e offerta sono responsabili della volatilità dei prezzi. Se alla stazione di servizio il prezzo della benzina può variare qualche volta nel corso della settimana, e in genere meno del 10 per cento del prezzo medio, i costi dell’energia elettrica possono subire grandi variazioni nell’arco di una stessa giornata e, nel caso di momenti particolarmente soleggiati o ventosi, possono perfino diventare negativi.
Ecco perché molti governi sono ancora riluttanti ad applicare le tariffe dinamiche agli utenti. Se in gran parte del mondo si possono comprare a buon mercato i pannelli solari e le batterie, solo pochi paesi – l’Australia, gran parte dell’Europa e alcune aree degli Stati Uniti – permettono ai cittadini di vendere l’energia elettrica a prezzi che mutano ogni ora o mezz’ora. Per farli entrare in un mercato di questo tipo serve un “contatore intelligente”, un dispositivo che non si limita a misurare il consumo elettrico domestico, ma comunica anche il prezzo dell’energia nel momento in cui viene usata. In Svezia, Italia, Spagna, Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi quasi ogni utente possiede uno di questi contatori, mentre in generale la media della loro diffusione in Europa supera il 60 per cento.
Un’opportunità simile un tempo era riservata solo ai professionisti del settore energetico, che speculano sulle variazioni di prezzo sui mercati
L’idea è che i consumatori usino le informazioni per modificare le abitudini di consumo, produzione o accumulo di energia. “In Finlandia tutti hanno un’app che mostra in anticipo i prezzi dell’elettricità in ogni ora della giornata”, afferma van Ingen della Bnef. “La usano tutti, e si regolano di conseguenza”, cioè decidono di svolgere un’attività ad alto consumo energetico – come usare la lavastoviglie o ricaricare l’auto – quando i prezzi scendono, ma anche di vendere l’energia in eccesso quando risalgono.
Wilkes ha cercato un modo per rendere automatiche queste decisioni e ha chiesto aiuto a ChatGpt. “Mi sono rivolto all’intelligenza artificiale (ia) perché non so niente di programmazione”, afferma. Ha dato a Codex, la piattaforma per scrivere codici della OpenAi, l’accesso ai suoi diversi dispositivi elettrici, incluse le sue due Tesla; poi gli ha chiesto di scaricare dai suoi fornitori le informazioni sui prezzi. Con poche semplici istruzioni sulla temperatura che gli piace avere in casa nei differenti orari e sui suoi spostamenti in ufficio, ora l’ia decide quand’è il momento migliore per ricaricare l’auto o scaricare le batterie domestiche. Se ha energia in eccesso, la rivende alla rete quando i prezzi sembrano aver raggiunto i valori massimi. In questo modo ha ricavato cifre sufficienti a compensare le bollette elettriche.
Non è un’attività per tutti. Che succede se l’ia si confonde? “È accaduto diverse volte”, dice Wilkes. In soggiorno ha posizionato uno schermo che mostra in tempo reale i prezzi dell’energia e cosa stanno facendo i suoi dispositivi elettronici. Una volta si è accorto che la sua auto era in carica anche se era un momento di alti costi energetici.
Ne ha chiesto il motivo all’ia e la risposta è stata che aveva perso la comunicazione con l’auto e non era stata capace di interrompere la ricarica. È stato un errore costoso, ma Wilkes ha una forma di protezione. La Octopus applica ai clienti come lui un tetto massimo di prezzo, pari a una sterlina (1,16 euro) per kWh, anche quando i prezzi dell’elettricità all’ingrosso sono molto più alti.
Anche nei pochi paesi che hanno aperto i mercati alle tariffe dinamiche, i governi sono riluttanti a esporre del tutto i cittadini o gli operatori di rete a questo tipo di rischi. La 1Komma5°, un’azienda tecnologica che permette di accedere alle tariffe dinamiche per comprare l’energia quando costa meno, afferma che i suoi clienti non possono incassare cifre sostanziose come quelle di Wilkes, ma devono accontentarsi di ricavi molto più modesti.
La realtà australiana
Le fonti rinnovabili, economiche ma intermittenti, hanno costretto le reti elettriche a trasformarsi in autostrade energetiche bidirezionali e ad adattarsi a dinamiche di domanda e offerta più imprevedibili. L’Australia è il paese che si è spinto più avanti in questa nuova realtà: più del 40 per cento delle case del paese dispone di impianti solari sui tetti, motivo per cui l’elettricità è economica o addirittura gratuita nelle ore diurne. Ma le “sporche” e costose centrali elettriche a gas entrano ancora in gioco al tramonto. Quando i costi del gas naturale sono saliti, Mark Purcell ne ha subìto le conseguenze.
Le bollette elettriche della sua casa nel Queensland hanno raggiunto i mille dollari australiani a trimestre (618 euro). Purcell, veterano della marina e ingegnere elettronico, ha comprato pannelli solari e batterie e poi ha programmato un computer per gestire la compravendita di energia sfruttando le tariffe orarie del suo fornitore, la Amber Electric. E ha cominciato subito a fare soldi: alcune notti i prezzi erano così alti che, rivendendo l’energia delle batterie, guadagnava fino a duecento dollari australiani (123 euro) mentre lui dormiva.
Anche se il Queensland è uno stato australiano tendenzialmente conservatore, dove poche persone si preoccupano della crisi climatica, è riuscito a convincere vari vicini a installare pannelli solari e a comprare batterie elettriche. Purcell è contento di aiutare le persone ad accedere all’elettricità a costi ridotti. “Come possiamo convincere gli australiani a salvare il pianeta?”, chiede. “La risposta è mostrargli quanti soldi possono risparmiare”.
Purcell e Austin possono trarre vantaggi da questo tipo di scambio, perché le loro reti locali riescono a sostenere un certo carico di energia. Wilkes vorrebbe installare batterie molto più grandi e scambiare più elettricità, ma il gestore della rete locale gli ha detto che dovrebbe sborsare decine di migliaia di dollari per il necessario adeguamento. A quel punto non varrebbe più la pena.
Ma anche chi non vuole imparare a programmare (o a generare codice con l’ia) può comunque guadagnare qualcosa se dispone della giusta rete locale. Greg Robinson, 65 anni, vive vicino a Phoenix, negli Stati Uniti. Dopo essere andato in pensione, preoccupato per la crisi climatica, più di due anni fa ha ricoperto il tetto della sua casa di pannelli solari. Ma il fornitore non lo pagava molto per l’energia in eccesso che riusciva a generare: gli ci sarebbero voluti più di dieci anni per rientrare dell’investimento iniziale. Aggiungere le batterie ha migliorato la situazione, perché gli ha permesso di conservare l’energia solare generata durante il giorno ed evitare di usare la rete di notte, quando i prezzi sono alti.
Ma la vera svolta c’è stata dopo che la FranklinWh Energy Storage lo ha informato di un accordo stipulato con la Ava Community Energy, un ente non profit che fornisce servizi energetici, per collegare le batterie di migliaia di abitazioni in una sorta di “centrale elettrica virtuale” e introdurre energia nella rete quando il sistema è in sovraccarico. Robinson può scegliere di mettere a disposizione della rete il 40, il 60 o l’80 per cento della capacità delle sue batterie e in cambio riceve un compenso.
Nel dicembre 2025 Robinson ha ricevuto 1.055 dollari (circa 910 euro) per essersi iscritto al programma e aver rivenduto parte della sua energia elettrica. La nota negativa è che ha poco controllo su quando il programma richiede l’energia delle sue batterie e, di conseguenza, su quando può guadagnare. Finora è stato pagato una sola volta. Ma per Robinson cedere un po’ di controllo è un compromesso accettabile. “Finché ci guadagno, per me va bene”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 60. Compra questo numero | Abbonati