Al mattino presto la laguna sembra un angolo perduto del mondo. Nera lungo la riva, l’acqua ritrova le sue sfumature grigiastre sotto la chiglia della barca. E il sole di luglio scalda presto l’orizzonte, prima che il cielo venga lentamente solcato da uno stormo di fenicotteri rosa. Gli uccelli sorvolano il delta del Po, in Veneto, e le sue isole indefinibili, un fronte da sempre conteso in una lotta tra terra e acqua salmastra.

Nella barca i pescatori e le pescatrici, che si sono svegliati nel cuore della notte per scivolare verso la laguna, alzano gli occhi per guardare le ali colorate dei grandi uccelli. Nel lasso di tempo in cui quelli scompaiono verso l’orizzonte, loro potranno pensare a qualcosa di diverso dalla giornata che li attende, dalla fatica che faranno non essendo più giovanissimi, dall’acqua del mare che si riscalda, dal fiume che si prosciuga e dai paesi che si svuotano.

Angela Franceschetti mentre cattura dei granchi blu. Scardovari, 23 luglio 2026 (Chiara Negrello)

Caterina Pezzolato, 48 anni, in tenuta da pesca, è scesa dalla barca, pilotata dal caposquadra Giovanni Tesserin, insieme ai colleghi della Cooperativa del Po. Lontano dalla terraferma, con l’acqua fino alle ginocchia, calpesta il fondo sabbioso della laguna, là dove l’acqua dolce del Po – carica di materie organiche trasportate dalle acque reflue a monte – diluisce la salinità del mare formando un ambiente ideale alla coltura dei molluschi. Sotto gli stivali di Pezzolato, che scambia qualche battuta in veneto con le sue amiche pescatrici, c’era un giacimento di vongole. Fino a poco tempo fa il mollusco faceva la fortuna della regione.

Le risorse si esauriscono

Il delta del Po, caratterizzato da secoli di miseria, zanzare e malattie, dalla fine degli anni ottanta ha conosciuto una prosperità senza precedenti grazie all’introduzione – da parte di ricercatori e professionisti desiderosi di sviluppare l’acquacoltura – delle vongole filippine, che hanno contribuito a rendere popolari gli spaghetti alle vongole nella zona a cavallo tra il Veneto e l’Emilia-Romagna. In questa ricetta napoletana apprezzata tanto dagli italiani quanto dagli stranieri, i succhi iodati delle vongole avvolgono come per magia la pasta. Il tutto viene allungato con l’acqua di cottura in un fondo di olio d’oliva e un soffritto di aglio e peperoncino. Questo piatto simbolo, semplice e popolare, sta tuttavia diventando sempre più raro e costoso perché il suo ingrediente essenziale sta scomparendo dal delta, la zona di maggiore produzione.

Pezzolato, con la mano guantata appena fuori dall’acqua, mostra una conchiglia vuota e rovinata. “Ecco il segno delle loro chele”, spiega con aria sconfortata. L’autore della carneficina è un granchio venuto da fuori, il Callinectes sapidus, detto granchio blu per le sue chele color blu elettrico. È originario della costa occidentale del Nordamerica ed è stato probabilmente trasportato, già a partire dagli anni quaranta, nelle acque di zavorra delle navi impegnate in viaggi intercontinentali fino al nord dell’Adriatico.

Ma nella primavera del 2023 la sua popolazione è improvvisamente esplosa. Al ritmo di quattro milioni di uova per femmina a ogni deposizione, il granchio blu ha devastato un ambiente in cui fino ad allora era poco visibile, sconvolgendo l’esistenza dei suoi abitanti. “All’inizio non ci facevamo molto caso. E poi all’improvviso è finita, non c’erano quasi più vongole”, ricorda Pezzolato. Così la produzione della zona, la sacca degli Scardovari, è passata da 4.807 tonnellate nel 2023 a 340 tonnellate nel 2025. Gli aiuti statali, 10 milioni di euro nel 2024, hanno bene o male permesso alle persone di resistere.

Granchi blu entrati in un recinto per l’allevamento delle vongole. Scardovari (Rovigo), 27 luglio 2026. (Chiara Negrello)

La storia di Pezzolato è simile al percorso di tante donne di questa parte d’Italia, il Polesine. Provenienti da famiglie di contadini e pescatori, assunte in massa dalla fiorente industria tessile negli anni settanta per poi essere licenziate a causa della concorrenza asiatica, sono riuscite a ricollocarsi quasi subito grazie all’arrivo delle vongole filippine. Le donne del delta hanno abbandonato le loro macchine da cucire per salire sulle barche a motore e le draghe per molluschi. “Bastavano poche ore per raccogliere le vongole e venderle a buon prezzo. Poi potevamo goderci la giornata”, ricorda l’ex sarta, che ha cambiato lavoro nel duemila.

Pezzolato pensa con nostalgia a un periodo in cui le donne potevano avere un lavoro remunerativo che alcuni, nel clima velenoso creato da questa nuova scarsità, ora gli contestano. Nel Polesine, a sud di Venezia, la metà dei pescatori sono donne. Erano il 75 per cento prima dell’arrivo del granchio blu. Con le risorse della laguna che si esauriscono, riemergono i vecchi discorsi patriarcali: si dice che non ci sia più bisogno delle pescatrici nella laguna e che sia arrivato il momento per loro di “reinventarsi” – una parola che ricorre spesso nel delta – come casalinghe o donne delle pulizie, in particolare nelle strutture turistiche.

Mentre prima pescavano nella distesa della laguna, Pezzolato e le sue colleghe si limitano ormai a un vasto recinto costruito nell’acqua per impedire ai granchi di attaccare il raccolto. Questa mattina non avranno nemmeno il tempo di sentire sul palmo della mano la piacevole forma arrotondata dei piccoli molluschi. Sono venute a togliere le alghe invasive che si sono moltiplicate con l’aumento della temperatura dell’acqua della laguna, che quest’estate ha superato i 30 gradi, decimando cozze e ostriche.

Le alghe, verdi e viscide o marroni e filamentose, grandi consumatrici di ossigeno, vengono raccolte con il rastrello e il retino per salvare le vongole sopravvissute al soffocamento. Pezzolato solleva una nassa dove ci sono 18 grossi granchi blu. Sono entrati nel recinto quando erano ancora minuscoli, per poi crescere nutrendosi di tutto ciò che hanno trovato. Nella gabbia, al minimo movimento nella loro direzione, i crostacei alzano le chele, che i pescatori hanno imparato a temere.

Il ritorno delle difficoltà

“Ogni anno ci sono meno bambini. I negozi chiudono, c’è meno gente. Senza più vongole non c’è più economia. Il territorio muore”, confida un’altra pescatrice, Valentina Perin, 37 anni, madre di un bambino piccolo. In lontananza, con i suoi 250 metri d’altezza, la ciminiera della centrale elettrica di Porto Tolle domina la laguna e il paesaggio pianeggiante, dove i campi e gli specchi d’acqua, le sacche, sono stati coperti e riportati alla luce nel corso del tempo in una storia di drenaggi, bonifiche e inondazioni. La centrale elettrica, costruita nel 1980, è stata dismessa nel 2015 e ora dovrebbe essere trasformata in un fantomatico villaggio turistico.

Dell’epoca d’oro della pesca delle vongole restano le feste. Ogni anno a luglio Goro, un piccolo porto dell’Emilia-Romagna dove il mollusco è stato introdotto nel 1986, organizza la sua Sagra delle vongole. Grandi tavolate di persone si concedono piatti abbondanti di spaghetti alle vongole a un prezzo ragionevole, preparati in una padella smisurata da un pescatore quasi sessantenne. I suoi colleghi più giovani ricordano un’infanzia in cui tutte le settimane si mangiava questo piatto tanto amato, oggi diventato una rarità. Le feste servono anche a ricordare il ritorno delle difficoltà, che si pensavano ormai superate. Nel 1963 Sergio Zavoli realizzò il reportage televisivo I vivi e i morti di Goro, dove si raccontava un’epoca in cui l’ambiente malsano del delta e la miseria erano così mortali che le donne del paese avevano il compito di fare conversazione con i morti, inginocchiate accanto alle loro lapidi.

Viviana Carli, trent’anni, biologa, è venuta qui per la festa. Oltre a Goro, il granchio blu ha causato danni anche a sud del delta, nelle valli di Comacchio, dove lei lavora.

Nel 2025 la stampa locale ha dato molto risalto alla sua assunzione: è la prima donna nella storia della regione a diventare vallante, un mestiere tipico del delta che consiste nel regolare la profondità e la salinità dell’acqua attraverso un sistema di chiuse e di argini per mantenere un ambiente favorevole alla fauna ittica.

Erede di conoscenze formate in queste paludi, da cui dipendeva la sopravvivenza in un ambiente in cui la fame ha rappresentato a lungo una minaccia, anche Carli osserva i danni causati dal granchio blu: “Da noi gli uomini andavano in laguna mentre le donne preparavano le conserve di anguilla, ma oggi si trovano molte meno anguille, anche loro vengono attaccate dal granchio”.

Non c’è un parere condiviso nella comunità scientifica su come il crostaceo predatore sia riuscito a essere così invasivo, ma secondo la biologa la sua presenza mostra l’effetto combinato dei profondi sconvolgimenti in corso nel delta. “Poco prima della proliferazione del granchio blu, nel 2022 una grave siccità aveva provocato l’avanzata dell’acqua salata verso l’interno, offrendo ai granchi più spazio per riprodursi. Poi ci sono state le grandi alluvioni della primavera del 2023, causate da precipitazioni eccezionali legate al riscaldamento climatico. Le piene hanno disperso le larve in tutto il delta, grazie anche all’aumento delle temperature, che hanno aiutato il loro sviluppo”, spiega Carli. Man mano che l’acqua salata dell’Adriatico, di siccità in siccità, risale verso la sorgente del fiume, l’arrivo del granchio evoca un salto nel passato. Al Villaggio delle rose si ha nostalgia dei bei tempi andati. Situato alla fine dell’isola della Donzella, questo comprensorio è un insieme di piccole case colorate. Gli abitanti vivono protetti da un argine costruito contro il rischio di inondazioni devastanti come quella del 1966, ancora viva nella memoria, che distrusse il comune di Porto Tolle.

All’interno della loro casa impeccabile e buia Giovanna Tesserin, 65 anni, gemella del pescatore Giovanni, e la sorella Barbara, 58 anni, spiegano che per le donne della loro generazione l’epoca delle vongole si riassume in una parola che pronunciano con un sorriso sereno: “libertà”.

“Avevamo tutte un lavoro, una certa stabilità economica e il tempo di stare insieme e vedere crescere i nostri figli”, ricorda Barbara, anche lei ex operaia tessile prima di diventare pescatrice. Evoca le giornate estive sulla riva, trascorse intorno a grandi vassoi di cozze dove chiunque era invitato a servirsi: gli amici, la famiglia, i passanti. Giovanna mostra anche delle fotografie del Natale 2017, in cui le due sorelle e i loro mariti sorridono mentre sono su una barca durante la pesca delle vongole, indossando cappelli da babbo Natale. Abbondanza, spensieratezza, prosperità condivisa. Si poteva guardare con fiducia al futuro.

Fabrizio Zinato, della Cooperativa pescatori Po, mostra i granchi blu catturati durante il controllo di un recinto per le vongole. Scardovari , 27 luglio 2026 (Chiara Negrello)

Sono passati appena dieci anni da quel Natale, ma i volti non sono più gli stessi. Nonostante le dighe e i pompaggi, il delta è tornato a essere imprevedibile come ai tempi dei loro nonni. “Nessuno immaginava che tutto potesse finire”, confida Barbara Tesserin, che ha trovato lavoro come addetta alle pulizie. “Quando ho lasciato il laboratorio tessile nel 1998 per andare a pescare le vongole ho buttato via l’orologio. Adesso ho dovuto ricomprarne uno”. Il suo orologio non segna solo l’ora, dà ordini. Ecco che arriva una notifica sullo schermo touch: “Domani, ore 8”. Il mattino seguente dovrà quindi preparare una stanza in un hotel della zona. Perché bisogna di nuovo rispondere alle esigenze di un capo.

Adattarsi in cucina

Giovanna e Barbara Tesserin conoscono ancora le canzoni in veneto che prendevano in giro i latifondisti di un tempo, grandi proprietari terrieri che sfruttavano i loro antenati nelle risaie e nei campi diventati coltivabili grazie alle tecniche d’irrigazione. Era stata quella miseria a spingere i contadini del Polesine – che fino all’inizio del novecento vivevano in capanne di canne – a pensare ai prodotti della laguna per sopravvivere: pesci poveri, crostacei e molluschi. Così nei tempi migliori della coltura delle vongole, il paesaggio assumeva a volte l’aspetto di una rivincita: grandi auto e case nuove – segni di una prosperità ormai finita, che si ringrazia il cielo di aver finito di pagare.

Come adattarsi a questo nuovo sconvolgimento? Alcuni ci provano con tutte le forze, come Stefania Marchesini, 48 anni, che gestisce un ristorante a Porto Tolle, la Trattoria da Yoghi, dove ha creato ricette a base di granchio blu, accanto a un piccolo laboratorio per la lavorazione del crostaceo. Mentre prepara gli gnocchi al sugo di pomodoro, con la polpa faticosamente estratta dalla dura carcassa del crostaceo, porta ancora al polso un braccialetto distribuito durante la Festa del redentore, un’importante festività veneziana che si tiene ogni anno a luglio.

Dopo esserci andata con il marito Marco e la figlia Ginevra, ha provato un po’ di amarezza quando ha visto lo yacht di 117 metri da 450 milioni di dollari (389 milioni di euro) dell’ambasciatore statunitense in Italia, il miliardario trumpiano Tilman J. Fertitta, che può avere un equipaggio di 48 persone.

“Gli statunitensi impazziscono per il granchio blu. In Italia non è ancora entrato nelle abitudini alimentari, ma potrebbero esserci degli sviluppi commerciali”, pensa la ristoratrice.

Fenicotteri rosa che sorvolano il delta del Po al tramonto. Scardovari, 24 luglio 2026 (Chiara Negrello)

L’azienda dello Sri Lanka

Anche altri si danno da fare per individuare questi sviluppi. Nel 2025 il gruppo srilanchese Taprobane seafoods, specializzato nel confezionamento dei prodotti ittici, ha aperto una sede in questa zona devastata del delta. Insieme a Paolo Mancin, presidente del Consorzio dei pescatori del Polesine, il cofondatore neozelandese dell’azienda, Timothy O’Reilly, si rallegra di “aiutare queste comunità offrendogli delle opportunità”, e mostra una nuova gamma di polpa di granchio blu in scatola.

La merce è stata pescata nel delta del Po, cotta e poi congelata in un ex stabilimento di vongole. Viene poi spedita in Sri Lanka, dove una manodopera meno costosa la lavora, ed esportata negli Stati Uniti. Il granchio viaggia così lungo le rotte percorse dalle navi di cui fu inizialmente un passeggero involontario nel secolo scorso, ma in senso inverso. L’azienda dello Sri Lanka compra dai pescatori il granchio blu pagandolo 1,35 euro al chilo, nulla in confronto a quanto poteva fruttare la vongola miracolosa. Ma per guadagnarsi da vivere e in mancanza di alternative, bisogna pur pescarlo, questo granchio. All’alba, al tramonto, e ricominciare.

Nell’ultima parte del delta scende la sera sulla laguna del Canarin. A bordo della loro imbarcazione Angela Franceschetti, 28 anni, braccia coperte di tatuaggi, e il suo compagno Marco Finotti, 36 anni, sono già nel mondo che verrà, quello dell’arte di arrangiarsi e del si salvi chi può. Mentre un amplificatore fa rimbalzare sulle onde canzoni da ballo sudamericane, la giovane pescatrice, nipote di un pescatore, lavora sodo senza risparmiarsi.

Mentre il suo ragazzo, conosciuto in un bar poco prima della pandemia, si occupa del motore, lei tira su una dopo l’altra decine di pesanti nasse metalliche, piene di granchi blu, prima di svuotarle rapidamente nelle cassette e ripescare i fuggiaschi usando la sua lunga pinza di metallo. Tra una nassa e l’altra, rimette un trancio di cefalo nella gabbia vuota. Per tutta la notte, quel pezzo di pesce servirà da esca per i crostacei, che la coppia tornerà a catturare all’alba.

Le conquiste sui diritti ottenute in passato arretrano via via che l’acqua salata avanza

“Si dorme poco. Niente sabati, niente domeniche. Abbiamo imparato tutto guardando i video su YouTube dei pescatori americani di granchi. Ma loro, almeno, possono chiedere prezzi decenti”, spiega lei. “In questo mestiere più peschi e più guadagni. Ora siamo tutti in concorrenza tra noi per vendere allo Sri Lanka”, indica Finotti, usando la metonimia ormai diventata comune in questa parte del delta per riferirsi al gruppo srilanchese.

Finotti non si stanca di descrivere il granchio invincibile: “Un animale perfetto”, la cui esistenza è dominata dalla legge del più forte: “Quando l’esca finisce, capita che si mangino tra loro nella gabbia”, racconta. Ha ancora nella mente come è stato ritrovato l’anno scorso il cadavere di un pescatore caduto nella laguna e mangiato dai granchi. Franceschetti incalza: “A volte la solidarietà tra pescatori è più difficile. Quando ci sono di mezzo i granchi i conflitti all’interno delle cooperative sono più forti. E spesso sono le donne a pagarne le conseguenze”. Le piacerebbe avere più responsabilità nella cooperativa in cui lavora, dove i posti di comando sono tutti occupati da uomini; vorrebbe far applicare regole più giuste nella nuova economia creata dal granchio blu. Ma nel delta di un fiume dove le conquiste sui diritti arretrano via via che l’acqua salata avanza, i magri guadagni spingono alcuni uomini a desiderare di rimandare le donne a terra.

Tra i pescatori si comincia a dire che le gabbie per i granchi sono troppo pesanti per le braccia femminili; che le donne non sono capaci di condurre una barca; che non c’è bisogno, nonostante decenni di pesca in cui le donne hanno fatto la loro parte, di “quote rosa”, un espressione usata in Italia in modo dispregiativo per ridicolizzare gli sforzi fatti per includere le donne nelle organizzazioni e nel mondo del lavoro. Ma Franceschetti non alcuna intenzione di arrendersi di fronte a quelli che chiama i “maschilisti”, che la trovano troppo schietta e troppo esigente.

Bisogna dire però che il clima generale non gioca a suo favore. In Italia, come altrove in Europa, i maschilisti trovano tra i più giovani un pubblico crescente sui social, e perfino in politica. Il leader di un nuovo partito d’estrema destra che fa campagna per le elezioni parlamentari del 2027, Roberto Vannacci, ha perfino invocato nel suo programma il ripristino del “patriarcato mediterraneo”.

Il prossimo tatuaggio di Franceschetti rappresenterà una spoletta, lo strumento che permette di rammendare le reti. Ha imparato a usarla da un pescatore esperto che, racconta lei, non aveva mai insegnato quest’arte a nessuno. Per lei è un motivo d’orgoglio. La prossima sfida sarà rappresentare le donne della cooperativa negli organi direttivi.

La barca scivola verso la terraferma e verso il pontile, dove toccherà ancora una volta spaccarsi la schiena per scaricare le cassette di granchi maledetti, tirati su dal fango a fatica con le loro zampe minacciose e le chele taglienti.

Ma si potrà comunque trovare ancora il tempo di guardare il cielo dove di lì a poco, al crepuscolo, passerà uno stormo di fenicotteri rosa. ◆ adr

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati