Nel 2010, quando il dipartimento di giustizia statunitense autorizzò la fusione tra le due società più importanti nel settore della musica dal vivo – Live Nation e Ticketmaster – molti accolsero la notizia con preoccupazione.

Live Nation era già la principale promotrice di concerti del mondo e Ticketmaster si occupava da anni della vendita dei biglietti, quindi si temeva che quella fusione avrebbe potuto creare un colosso capace di monopolizzare la vendita dei biglietti.

Le autorità federali cercarono di rassicurare gli scettici citando l’accordo legale che avevano negoziato prima di approvare l’operazione. I termini erano molto rigorosi: la fusione avrebbe favorito la concorrenza e impedito che la nuova e più grande Live Nation diventasse un monopolio.

“Ci sarà abbastanza spazio nel settore per consentire a concorrenti forti di affermarsi e crescere”, dichiarò la responsabile dell’antitrust, la viceprocuratrice generale Christine A. Varney. E aggiunse che forse le commissioni, e in futuro anche il prezzo dei biglietti stessi, sarebbero diminuiti.

A otto anni dalla fusione, la vendita dei biglietti è ancora prevalentemente nelle mani di Live Nation, che è arrivata a occuparsi di quasi tutti gli aspetti dell’organizzazione dei concerti.

Gli spettacoli hanno raggiunto prezzi da record, le commissioni sono tutt’altro che diminuite e Ticketmaster, che fa parte dell’impero di Live Nation, si occupa della vendita dei biglietti in 80 delle cento maggiori strutture del paese. Nessun’altra società ne ha più di tre o quattro, nessun concorrente è in grado di sfidare quello che di fatto è un monopolio.

**Minacce e pressioni **

Ora i funzionari del dipartimento di giustizia stanno indagando sulle accuse di comportamenti commerciali scorretti lanciate contro Live Nation. Molti rimproverano all’azienda, che fa anche da manager a cinquecento artisti, tra cui gli U2 e Miley Cyrus, di sfruttare il suo controllo sui tour per costringere gli spazi che ospiteranno i concerti a servirsi di Ticketmaster per la vendita dei biglietti. La sua principale concorrente, l’Aeg, ha dichiarato alle autorità che in città come Atlanta, Las Vegas, Minneapolis, Salt Lake City, Louisville nel Kentucky e Oakland in California, alcune arene si sono sentite dire che avrebbero perduto spettacoli importanti se non avessero usato Ticketmaster, in violazione della legge sull’antitrust.

Nel caso di Atlanta, le accuse riguardano un tour del 2013 del gruppo Matchbox Twenty, in occasione del quale Live Nation ignorò il Gwinnett Center, una popolare arena alle porte della città, e ne scelse un’altra in centro. Secondo le email che scrisse all’epoca, il responsabile della biglietteria del Gwinnett, Dan Markham, temeva che la sua struttura fosse stata punita per aver sostituito Ticketmaster con un servizio controllato dall’Aeg.

“Non ci abbandonate”, scriveva al coordinatore degli artisti di Live Nation. “Se c’è un problema, parliamone!”.

“C’è un problema di tre lettere”, rispondeva il coordinatore di Live Nation. “Riesce a immaginare quali sono?”.

Live Nation sostiene che, qualsiasi cosa abbia scritto il suo dipendente, la decisione di escludere il centro non era stata punitiva. L’altro spazio era gestito direttamente dall’azienda e poteva ospitare un pubblico più numeroso. Ma l’anno successivo l’organizzazione dimezzò i concerti che avrebbe portato al Gwinnett da quattro a due. Secondo Live Nation si era trattato di una normale fluttuazione, ma in seguito Markham scrisse in un’email che se l’aspettava perché Live Nation “ci aveva avvertito che ci avrebbe boicottato”.

L’Aeg ci ha fornito copie di quelle email, e di altre, a sostegno della sua tesi sulle minacce.

“Quello che è successo ad Atlanta è solo un esempio di quello che sta succedendo un po’ dappertutto”, dice Ted Fikre, il capo dell’ufficio legale dell’Aeg.

I dirigenti di Live Nation sostengono di non aver mai minacciato né agito per rappresaglia. Secondo loro, le lamentele dell’Aeg sono solo un modo per danneggiare l’immagine di Live Nation.

“Sono solo concorrenti arrabbiati che cercano di giustificare le loro perdite accusandoci di minacce che nessuno può dimostrare”, dice Daniel M. Wall, il legale di
Live Nation.

Negli ultimi anni, lo scontro tra Live Nation e Aeg è diventato più duro e ha avuto conseguenze in tutto il settore. Il mese scorso, un altro dei clienti di Wall, l’icona heavy metal Ozzy Osbourne, ha fatto causa all’Aeg sostenendo che aveva cercato di impedirgli di esibirsi nella sua arena O2 di Londra, se non fosse andato anche allo Staples Center di Los Angeles.

L’Aeg ha replicato che la sua decisione è stata la risposta al tentativo di Live Nation di deviare i concerti verso la struttura rivale di Los Angeles, il Forum.

Le indagini del dipartimento di giustizia su possibili violazioni delle norme antitrust sono andate oltre questa aspra rivalità, e i funzionari hanno cominciato a esaminare le denunce contro Live Nation per le presunte minacce ai centri non gestiti dall’Aeg, come l’H-E-B Center alle porte di Austin, nel Texas, e il TD Garden di Boston. I funzionari incaricati non hanno voluto fare commenti sui risultati delle loro indagini e diversi gestori hanno negato le minacce denunciate da altri.

A far scattare l’inchiesta è stato il fatto che i funzionari del dipartimento di giustizia stanno esaminando altre due fusioni di grandi società: quella dell’AT&T con la
Time Warner e quella della Walt Disney con la 21st Century Fox.

Discutendo queste proposte, il nuovo responsabile dell’antitrust del dipartimento ha detto che quella di Live Nation e altre fusioni si sono rivelate complicate perché facevano troppo affidamento sulla capacità del governo federale di controllare il comportamento delle aziende. “Anche se volessimo, spesso non abbiamo le competenze e gli strumenti per farlo”, ha dichiarato lo scorso novembre il viceprocuratore generale Makan Delrahim.

Nel suo giudizio sulla capacità dello stato di garantire la concorrenza nel mercato dei biglietti, il capo dell’ antitrust della procura generale di New York, Beau Buffier, è stato ancora più esplicito: “Secondo l’accordo negoziato prima della fusione, Live Nation non doveva usare la sua posizione dominante nell’organizzazione di eventi dal vivo per ostacolare la concorrenza nella vendita dei biglietti”, ha detto Buffier. “Invece stiamo assistendo a un chiaro esempio dei problemi che sorgono quando le autorità prendono provvedimenti provvisori per limitare gli effetti delle fusioni sulla concorrenza”.

L’industria della musica dal vivo è da molto tempo un ecosistema in cui diverse parti collaborano per organizzare uno spettacolo.

Pasadena, 14 maggio 2016. Beyoncé durante una data del suo Formation world tour (Kevin Mazur, WireImage/Getty Images)

I promoter anticipano i soldi per un concerto o un tour e sono quelli che si assumono il rischio maggiore. Gli agenti e i manager contrattano i compensi degli artisti.

Le città in cui si suona affittano spazi e incaricano aziende di vendere i biglietti.

Live Nation opera in tutti questi settori, che finora erano separati, quindi è difficile che chi va ai concerti non abbia mai a che fare con l’azienda, attiva in più di duecento città in tutto il mondo. L’anno scorso ha organizzato 30mila spettacoli e ha venduto 500 milioni di biglietti. Il suo portafoglio di acquisizioni dopo la fusione comprende i festival di Lollapalooza e Bonnaroo, promoter dall’Idaho alla Svezia, e una serie di rivenditori di biglietti sia europei sia statunitensi.

Live Nation attira anche le ire dei fan della musica più di qualsiasi azienda rivale, soprattutto perché è accusata – spesso ingiustamente – di essere responsabile del forte aumento dei prezzi dei concerti e delle commissioni sulla vendita dei biglietti, due costi che determina solo in parte.

Anche se il prezzo dei biglietti è salito alle stelle, questo è avvenuto prima della fusione con Ticketmaster ed è dovuto a molti fattori, compreso il fatto che gli artisti contano sugli incassi dei tour perché i dischi si vendono sempre meno.

Secondo Alan B. Krueger, professore di economia e politiche pubbliche all’università di Princeton, è soprattutto la domanda a determinare l’aumento dei prezzi e quei soldi stanno permettendo a un maggior numero di artisti di esibirsi.

Di solito Live Nation si assicura i talenti migliori offrendo generosi anticipi agli artisti e concedendo un’alta percentuale sui ricavi della vendita dei biglietti. Perché? Perché se lo può permettere. Guadagna in tanti altri modi: con le sponsorizzazioni, con le concessioni pubblicitarie e soprattutto con la vendita dei biglietti che, secondo i rapporti della stessa azienda, costituisce circa il 50 per cento dei suoi incassi.

Ticketmaster dice che non stabilisce il prezzo finale. Contratta commissioni su ogni biglietto. Il resto viene aggiunto dalle strutture e a volte dai promoter. Ma in molti casi Live Nation non vende solo i biglietti, si occupa anche della promozione, della gestione della struttura in cui si svolge il concerto ed è perfino manager dell’artista, garantendosi opportunità di guadagno in ognuna di queste funzioni.

Prendiamo per esempio un concerto dell’aprile 2016 a Nashville, in cui Ticketmaster aveva aggiunto una commissione di 14,75 dollari ai 36 del biglietto per uno spettacolo in un anfiteatro di proprietà di Live Nation. In un’email interna, perfino l’amministratore delegato Michael Rapino ha definito quella commissione “indifendibile”.

Controllare gli spazi in cui si tengono i concerti è fondamentale per un’azienda che fa tanto affidamento sulle commissioni. A Wall street, Rapino si è vantato più volte che il numero di strutture per cui vende i biglietti in tutto il mondo è in continuo aumento, ma non ha mai reso note le cifre.

Una concorrenza sfiancata

Nel settore della musica dal vivo, la domanda che molti si pongono è se, grazie alla fusione, oggi Live Nation è diventata così forte da non avere più nessun concorrente nella vendita dei biglietti.

Jared Smith, il presidente di Ticketmaster per il Nord America, sostiene invece che la prova della concorrenza è data dal fatto che l’azienda deve rinnovare spesso la sua tecnologia e offrire condizioni sempre più favorevoli alle strutture per evitare che passino a un concorrente.

Da sapere
I tour mondiali più ricchi
Incassi, giugno 2017, dollari (Fonte: Pollstar 2017)

“Il settore è più competitivo che mai”, sostiene Smith. “Ogni anno lavoriamo di più”.

L’Aeg ammette che la sua difficoltà ad assicurarsi contratti è dovuta in parte all’errore di non aver creato un sistema di bigliettazione più efficiente. E sicuramente, ai livelli più bassi del mercato, la quota di Ticketmaster non è poi così grande, ma è chiaro che in qualche modo è riuscita a impedire alla concorrenza di entrare nel giro dei grandi concerti.

Quando nel 2009 fu proposta la fusione tra Live Nation e Ticketmaster, una delle principali preoccupazioni delle autorità antitrust fu garantire la concorrenza nella vendita dei biglietti. Live Nation che lavorava da tempo nel campo della promozione e della gestione degli spazi, aveva appena cominciato a vendere biglietti in circa 110 strutture.

Se le due società si fossero fuse, la competizione – considerata imprescindibile – non ci sarebbe più stata. Perciò i funzionari del ministero della giustizia inserirono nell’accordo condizioni che avrebbero dovuto garantire la concorrenza.

Ticketmaster doveva concedere in licenza il suo software – il sistema esclusivo che le consentiva di servire migliaia di clienti appena avviata la prevendita di un concerto importante – alla concorrente Aeg, e doveva cedere la sua affiliata per la bigliettazione, la Paciolan, a un’altra azienda rivale. Ma, a quanto sembra, l’Aeg non ha mai usato la licenza del software perché, a suo avviso, non è abbastanza avanzato. E l’azienda venduta dalla Ticketmaster è rimasta relegata a un mercato di nicchia.

“Ormai sono passati otto anni dalla fusione e le cose non sono cambiate”, afferma John E. Kwoka Jr, professore di economia della Northeastern university, che ha sempre espresso dubbi sulla fusione.

Il procuratore Varney non ha voluto fare commenti sull’efficacia dell’accordo. Ma l’ex consulente legale della divisione antitrust Gene Kimmelman ha dichiarato che il dipartimento di giustizia non ha potuto fare molto per favorire la concorrenza in un settore già così dominato da un’unica azienda. “Le persone che hanno vigilato sulla transazione hanno cercato di fare tutto il possibile per creare più concorrenza nella vendita dei biglietti”, ha detto, “ma si sono rese conto che le loro scelte erano incredibilmente limitate”.

Pochi edifici a Louisville sono così importanti per l’economia locale del KFC Yum! Center, un’arena di 22mila posti sulle rive del fiume Ohio che offre una varietà di eventi, dalle partite di basket dei Louisville Cardinal ai concerti di Garth Brooks.

Nel 2012 Live Nation presentò un’offerta congiunta con un’altra azienda per la gestione dell’arena. Secondo tre testimoni Live Nation aveva detto chiaramente che, se non avesse ottenuto la gestione, alcuni dei suoi tour avrebbero potuto saltare la città.

Da sapere
Come guadagna Live Nation

◆ Live Nation è la più grande organizzatrice di concerti del mondo, ma da quando nel 2010 si è fusa con Ticketmaster ha adottato un modello commerciale che le permette di trarre profitto da molte fonti.

I concerti Sono il nucleo della sua attività ma anche il segmento con minori margini di profitto. Come promoter, Live Nation si assume il rischio economico principale di uno spettacolo, mentre quasi tutti i soldi del prezzo base dei biglietti vanno all’artista.

Gli spazi Possedere o gestire lo spazio che ospita un concerto permette all’azienda di guadagnare sui parcheggi, sul cibo e le bevande e sui pacchetti vip. Nel 2017 nelle sue strutture ha denunciato 24 dollari “di incassi aggiuntivi per ogni singolo fan”, il 20 per cento in più rispetto a due anni prima.

La vendita dei biglietti Le commissioni sono un’altra fonte di guadagno, che a volte viene diviso tra Ticketmaster, la struttura e i promoter. Recentemente Live Nation è anche entrata nel mercato secondario, quello della rivendita dei biglietti, facendo concorrenza a società come StubHub che aggiungono ulteriori commissioni quando un biglietto viene rivenduto da un privato che lo aveva già acquistato.

Le sponsorizzazioni Inserzionisti e sponsor pagano per raggiungere i suoi clienti durante i tour o su siti web come Ticketmaster.com.

La gestione degli artisti Live Nation gestisce la carriera di più di 500 artisti, tra cui gli U2, Madonna, Miley Cyrus e Britney Spears. Alcune di queste superstar, come gli U2 e Madonna, hanno firmato con Live Nation contratti a lungo termine, mentre con Jay-Z l’azienda ha formato una società a parte che si chiama Roc Nation. The New York Times


“Uno dei loro punti di forza era il rapporto che avevano con gli artisti e la loro capacità di determinare dove si sarebbero esibiti”, dice Larry Hayes, che all’epoca era presidente della Louisville arena authority. Comunque l’arena scelse l’Aeg.

Fikre e altri dirigenti dell’Aeg sostengono che due anni dopo, quando pensarono di sostituire Ticketmaster con il servizio Axs, Live Nation gli lanciò un avvertimento. Nell’agosto del 2014, durante la cena dopo il concerto di Miley Cyrus, un dirigente di Live Nation disse al manager della struttura che, se l’Aeg avesse sostituito Ticket­master, alcuni suoi tour avrebbero saltato la città di Louisville.

Questo è uno degli episodi di cui l’Aeg si è lamentata con il dipartimento di giustizia, sottolineando che prima della fusione Live Nation si era impegnata a non penalizzare le arene che non usavano Ticketmaster. La denuncia dell’Aeg è supportata da una email interna in cui un dipendente dice di essere stato avvertito che se avesse mollato Ticketmaster lo Yum! Center avrebbe potuto perdere gli spettacoli che potevano essere spostati in una città vicina.

Nel corso di un’intervista, Hayes ha dichiarato di non essere a conoscenza di quel secondo avvertimento e di aver deciso di continuare a collaborare con Ticketmaster perché fino quel momento aveva funzionato bene. Ma nella lettera all’Aeg aveva lasciato intendere che era consapevole del nesso tra la conferma di Ticketmaster e la possibilità di ingaggiare gli artisti di Live Nation.

“A causa del rapporto tra Ticketmaster e Live Nation”, aveva scritto Hayes “e sapendo quanto i contenuti siano importanti per la nostra stabilità finanziaria, la Louis­ville arena authority chiede all’Aeg di accogliere la richiesta ufficiale di Ticketmaster di mantenere il suo rapporto con il Kfc Yum! Center”. I dirigenti dell’Aeg dicono che alla fine rinunciarono all’idea di sostituire Ticketmaster perché temevano di far perdere incassi all’arena.

Live Nation ha contestato l’accusa di minacce e ha fornito dati a dimostrazione del fatto che dal 2012 il numero di tour che ha mandato allo Yum! Center è aumentato.

Anche al Gwinnett Center di Atlanta, che ora è diventato l’Infinite energy center, dopo il calo del 2014 il numero di spettacoli di Live Nation è tornato a salire. In realtà ci sono ben poche prove di rappresaglie da parte dell’azienda, ma i concorrenti dicono che è perché pochi sono disposti a tradirla.

Alcuni sostengono che l’applicazione dell’accordo sulla fusione è stata resa più difficile dall’ambiguità della sua formulazione. Anche se vieta a Live Nation di costringere un cliente a comprare sia l’artista sia il servizio di bigliettazione, le consente di vendere un “pacchetto di servizi”. Perciò Live Nation non può punire un’arena decidendo, per esempio, di mandare una star in una struttura rivale di una città vicina, ma può spostare un concerto se è in grado di provare che lo fa per motivi economici. Secondo Buffier della procura generale di New York, quest’ambiguità “rende difficile dimostrare in tribunale che l’accordo è stato violato”.

Due rivali a Los Angeles

Le aziende concorrenti sostengono che la possibilità di offrire pacchetti permette a Live Nation di fare pressione sulle strutture senza neanche doverle minacciare. “Non è necessario”, dice Marc Leibowitz, uno dei proprietari di One percent productions, un promotore di concerti indipendente di Omaha. “È implicito”.

David Willis, un ex dirigente che ha lasciato Ticketmaster nel 2014, ha dichiarato che l’azienda ha sempre chiesto agli addetti alle vendite di rispettare le regole e di non fare nomi di artisti quando contattavano un’arena. “Non dicevamo mai: ‘Se non accettate perderete questo o quell’evento’”, racconta, ma ammette che “probabilmente era dato per scontato”.

Live Nation e Aeg hanno entrambe la loro sede principale a Los Angeles e l’estate scorsa si sono scontrate ancora una volta per il contratto con una nuova squadra di calcio della città, il Los Angeles football club.

I guai sono cominciati quando la squadra si è messa a cercare qualcuno che si occupasse della vendita dei biglietti per il suo nuovo stadio. Ticketmaster ha fatto un’offerta, ma la squadra ha insistito perché Live Nation portasse lì anche qualche concerto. L’azienda era indecisa, perché secondo i suoi dirigenti gli stadi di calcio non sono adatti ai concerti, ma ha stretto un accordo preliminare che prevedeva la vendita dei biglietti e l’impegno a portare lì qualche spettacolo ogni anno.

Poi è arrivato l’intoppo. L’Aeg possedeva un’altra squadra di calcio professionista di Los Angeles – la Galaxy – e aveva concordato che, se un’altra squadra di Los Angeles fosse entrata nel campionato della Major league soccer, l’Aeg avrebbe avuto il diritto di controbattere all’offerta di bigliettazione di qualsiasi concorrente. Usando come leva questa clausola, l’Aeg ha bloccato la scelta di Ticketmaster e l’appalto è stato assegnato a SeatGeek, una nuova azienda che aveva già stretto accordi con molte squadre del campionato.

I dirigenti di Ticketmaster erano furiosi e hanno minacciato di rivolgersi a un tribunale. E hanno detto ai proprietari della squadra che, se non avessero ottenuto l’appalto, non avrebbero portato gli spettacoli di Live Nation nello stadio. La squadra se ne è lamentata con la lega.

Live Nation ha negato di aver mai minacciato e ha fatto notare che la lega calcio ha una piccola quota di azioni di SeatGeek. Ha dichiarato che l’arena si è semplicemente tirata indietro da un accordo che comprendeva sia la vendita dei biglietti sia i concerti, il classico pacchetto autorizzato dal dipartimento di giustizia. Secondo i dirigenti di Live Nation, senza la vendita dei biglietti economicamente non aveva senso portare concerti in uno spazio concepito per il calcio. Ma sempre secondo li negoziato con le autorità, che scade nel 2020, Live Nation non può “mettere condizioni o minacciare di non fornire spettacoli dal vivo” se un’arena decide di usare un’altra azienda per la vendita dei biglietti. Quindi in questo caso si è trattato di ricatto o di scelta commerciale?

“Live Nation e Ticketmaster”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato, “non pongono la vendita dei biglietti come condizione per portare i concerti in certi spazi, mentre spesso sono le arene stesse che pongono come condizione all’appalto sui biglietti la garanzia di spettacoli”.

Gli esperti sostengono che questo è il tipo di problema che il dipartimento di giustizia deve risolvere nella legislazione antitrust.

Dopo lo scontro, Live Nation è tornata al tavolo delle trattative e sta discutendo la possibilità di portare spettacoli allo stadio di Los Angeles. La squadra non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla disputa e Seat­Geek ha mantenuto l’appalto.

Ma la sensazione che Live Nation minacci di tenere per sé i suoi artisti è così diffusa che SeatGeek sta preparando alcune offerte per andare incontro alle preoccupazioni di chi teme di perdere le grandi star e i conseguenti incassi.

L’anno scorso per esempio ha cercato di spodestare Ticketmaster dal suo contratto con il TD Garden di Boston, che prevedeva anche l’impegno a risarcire all’arena 250mila dollari per ogni spettacolo cancellato da Live Nation, come risulta da un documento che il New York Times ha potuto vedere e dalle dichiarazioni di tre persone presenti alla trattativa. Ma Ticketmaster ha vinto comunque. I dirigenti del TD Garden dicono che l’appalto è stato concesso per merito e che non c’era stata nessuna minaccia.

Il portavoce di SeatGeek si è rifiutato di parlare dell’accordo, ma Russ D’Souza, uno dei fondatori dell’azienda, ha dichiarato di avere le prove che la concorrenza in questo settore è minacciata. “Quando facciamo un’offerta a una squadra”, dice, “ci rendiamo conto che se sceglie noi teme di perdere i concerti”. ◆ bt

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1255 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati