In un recente venerdì mattina, a Orlando, mi sono trovata circondata da una marea di corpi mentre aspettavo di entrare nell’Epic Universe, il nuovo parco a tema da sette miliardi di dollari costruito dagli studios Universal. Dagli altoparlanti nascosti nella vegetazione arrivava una melodia maestosa che evocava un’eroica missione con le spade. Gli adulti nella folla, quasi tutti venuti senza figli, indossavano abbigliamento sportivo. Dopo aver attraversato un metal detector, abbiamo ricevuto i nostri biglietti. Poi tutto intorno a me la gente ha cominciato a correre.
Negli ultimi anni gli statunitensi si sono progressivamente allontanati dai piaceri tradizionali della vita, come bere, fare festa, fare sesso e stringere nuove amicizie. Ma non hanno smesso di frequentare i parchi a tema. Secondo un rapporto della Themed entertainment association, nel 2023, 17,7 milioni di persone hanno visitato il Magic Kingdom, uno dei sei parchi a tema che formano il Walt Disney World, in Florida. E questo nonostante i continui aumenti dei prezzi: nelle giornate di punta un biglietto del Magic Kingdom può costare fino a 199 dollari, più di quanto una famiglia spende per fare la spesa settimanale. La divisione experiences della Disney porta più soldi di quelle legate alla tv e ai film, con ricavi annui miliardari.
Il pubblico dei parchi ha accettato i rincari, ma è anche diventato più esigente, quindi gli operatori sono costretti a lavorare senza sosta per garantire il divertimento richiesto. “Quando Disneyland è stato inaugurato, era la cosa tecnologicamente più entusiasmante che si potesse vedere”, mi ha spiegato Phil Hettema, che per più di un decennio ha lavorato nei parchi Universal. “Oggi invece non c’è nulla che io non possa vedere sul mio iPhone”. Per vincere la sfida, le attrazioni dei parchi a tema forzano i limiti della fisica e del corpo umano, nel tentativo di offrire avventure mozzafiato. Pensate alle montagne russe: ci sono le “hyper” (alte più di sessanta metri), le “giga” (più di novanta) e le “strata” (ancora più alte) capaci di sfiorare i duecento chilometri all’ora.
L’obiettivo non è solo divertire ma sconvolgere. A maggio l’Epic Universe è diventato il primo nuovo grande parco a tema inaugurato in Florida negli ultimi 25 anni. Si tratta di un complesso di cinque “mondi” che include draghi robotici interattivi, un mulino lanciafiamme e una ricostruzione della Parigi degli anni venti ispirata a Harry Potter, con edifici haussmanniani in scala reale affacciati su riproduzioni di strade acciottolate. Ho sentito dire che alcuni visitatori sono scoppiati in lacrime appena varcato il cancello di ingresso.
Settant’anni fa Walt Disney inaugurò il suo primo parco a tema (Disneyland, in California), e fu un pioniere della gestione meticolosa dell’esperienza dei visitatori. Per evitare che i contrattempi della vita reale interferissero con la sua utopia, Disney vietò la vendita di giornali e prese in prestito tecniche cinematografiche per inserire le attrazioni in un paesaggio composto con estrema cura – da una giungla rigogliosa al vecchio west – gettando le basi di quello che sarebbe diventato il concetto di parco a tema. “Un parco a tema senza le giostre resta comunque un parco a tema”, hanno scritto Margaret King e J. G. O’Boyle in uno studio sulla storia di questa forma di intrattenimento. “Un luna park senza le giostre, invece, è un parcheggio con chioschi che vendono popcorn”.
Nel Magic Kingdom i confini tra i temi delle diverse aree sono meno rigorosi rispetto agli standard attuali: è possibile trovare i tappeti di Aladino vicino alle grandi sculture polinesiane, in una generica sezione chiamata “adventureland”. L’ultima tendenza tra i gestori dei parchi a tema è che per impressionare i visitatori bisogna ricreare interi mondi tratti da film o videogiochi, e su una scala senza precedenti. L’Epic Universe ospita un’enorme struttura intagliata in stile vichingo ispirata a Dragon trainer, un mondo Super Nintendo con monete d’oro che ruotano in modo impeccabile e un villaggio horror popolato da Dracula, l’Uomo lupo e altri mostri classici del cinema, in cui la foschia che avvolge le lapidi regala un brivido pure sotto il sole della Florida. Il panorama dell’Epic Universe è talmente dettagliato che alcuni visitatori comprano le visite guidate (da 460 dollari a persona) per scoprire i particolari che potrebbero sfuggire e condividere la storia, sia reale sia fittizia, dei luoghi che visitano.
Tunnel parigino
Mentre attraversavo rapidamente il mondo Harry Potter (basato su un prequel della serie principale ambientato a Parigi nel 1927), ho notato panchine verdi fabbricate dalla stessa azienda che alla fine degli anni venti aveva costruito gli originali parigini. Alle mie spalle c’era un’imitazione della basilica del Sacro Cuore, mentre una creatura animatronica simile a un insetto-stecco armeggiava con una serratura nella vetrina di un negozio giallo invecchiato ad arte. Mi sono messa in fila per la giostra Harry Potter and the battle at the ministry accompagnata da Kevin Blakeney, architetto paesaggista che ha contribuito alla realizzazione del parco, prima di lasciare la Universal nella primavera 2025. Blakeney è specializzato nelle dotazioni poco accattivanti che permettono a un parco di funzionare assicurandosi che non rovinino l’illusione (bagni, ripetitori, eccetera). Durante il nostro incontro mi ha spiegato che l’area d’attesa è stata progettata per accogliere una quantità di persone equivalente a quella che si accumulerebbe in otto ore di coda. È per questo che tutti si sono messi a correre al momento dell’apertura dei cancelli, precipitandosi verso le file per le attrazioni più popolari. Secondo King e O’Boyle i visitatori trascorrono in media otto ore all’interno di un parco, ma solo 10-15 minuti sulle giostre.
Mentre eravamo in un tunnel rivestito di mattonelle bianche identico a una stazione della metropolitana di Parigi, Blakeney ha attirato la mia attenzione verso il bagno vicino alla fila, che l’amministrazione ha dovuto installare per far fronte al crescente problema dei visitatori che ne hanno bisogno durante le code interminabili. Nel 2019 l’Orlando Sentinel ha riportato la storia di una ragazza di 22 anni che era in fila per una giostra a tema Avatar a Disney World quando “ha provato una sensazione di bagnato sulla gamba”, accorgendosi che l’uomo che si trovava dietro di lei stava urinando. Pur di non perdere il posto in fila, la ragazza ha atteso altri venti minuti prima di avvertire un dipendente del parco.
Per gestire migliaia di persone ogni giorno, gli operatori hanno studiato il comportamento dei visitatori cercando il modo per farli muovere senza che si accorgano di essere manovrati. Una delle prime innovazioni introdotte da Walt Disney fu quella di attirare i visitatori con enormi strutture come i castelli, che lui chiamava wienies (salsicce), probabilmente riferendosi al richiamo che gli hot dog esercitavano sul suo barboncino. Oggi la Disney e la Universal hanno intere squadre di dipendenti che guardano le immagini delle telecamere di sicurezza, tenendo d’occhio i tempi d’attesa e gli ingorghi. Se un’area di un parco è troppo vuota, possono mandarci una parata per spingere le persone ad avvicinarsi, allontanandosi da una zona troppo affollata. Se una coda diventa troppo lunga, fanno accorrere un personaggio per rallegrare i visitatori. Nel caso delle giostre con i cavalli, possono accorciare la durata dell’esperienza. La musica di sottofondo ha un ritmo più serrato nelle aree in cui gli operatori vogliono tenere le persone in movimento, mentre una colonna sonora che ricorda i titoli di coda segnala il momento di allontanarsi. In un certo senso, il visitatore viene pilotato fin dal momento in cui mette piede nel parco.
Dopo aver guardato online i filmati della giostra di Harry Potter non vedevo l’ora di volare accanto ai maghi e alle streghe che si scambiano incantesimi sotto forma di nuvole colorate, distruggono l’ufficio del ministero della magia con l’aiuto di mandrie impazzite e devastano una camera per il viaggio nel tempo, per poi essere risucchiati nel vuoto dello spazio. È un’illusione molto difficile da realizzare. Le attrazioni come questa possono costare fino a cento milioni di dollari e devono incorporare laser Lidar come quelli usati nelle auto a guida autonoma, oltre ad affidarsi a robot con migliaia di componenti mobili. I progettisti effettuano test di collaudo e modifiche minuziose per tenere in perfetta sincronia il meccanismo, tra luci, videoproiezioni e animatronica. Anche un solo ingranaggio fuori fase di un centimetro fa fermare tutto.
Modello TikTok
Se da un lato le attrazioni sono sempre più complesse, dall’altro le trame sono diventate più semplici per adattarsi al fatto che la soglia di attenzione si abbassa. “Bisogna creare momenti che abbiano un impatto e siano abbastanza brevi da non annoiare. Lo spettatore deve pensare ‘wow, è fantastico!’ e poi boom, via verso la prossima attrazione”, mi ha spiegato Thierry Coup, ex dirigente della Universal che ha gestito lo sviluppo creativo dell’Epic Universe. “Penso che sia molto simile alla filosofia di TikTok”. Ma le code non si sono accorciate. La Disney e la Universal danno la possibilità di pagare un extra per ridurre i tempi d’attesa. Nel giorno in cui ho visitato l’Epic Universe, i pass speciali costavano 300 dollari a persona, che si aggiungevano ai 190 per il biglietto d’ingresso. Sono andati esauriti. Da quando la Disney ha cominciato a sperimentare un sistema d’ingresso prioritario, nel 1999, i parchi hanno scoperto che c’era la necessità di costruire barriere per separare le file normali da quelle espresse. “È frustrante vedere la fila prioritaria che scorre rapidamente mentre ti trovi in quella normale, molto più lenta”, ammette Kevin Blakeney. “In questi casi spesso scoppiano liti tra i visitatori”.
La giostra Harry Potter and the battle at the ministry mi attirava moltissimo, ma volevo vedere anche il resto. Dopo aver notato una coda infinita e aver scoperto che avrebbe aperto solo un’ora dopo, ho deciso di uscire dalla fila. Mi sono consolata con il pensiero che, almeno in base all’opinione di alcuni visitatori, avevo già vissuto il meglio di quell’esperienza: un’enorme sala delle dimensioni di un hangar e rivestita di mattonelle verdi che ospita gli uffici del ministero della magia. In rete avevo letto molte lamentele sull’uso eccessivo degli schermi, e una sentenza lapidaria del New York Times: “La coda è meglio della giostra”. Tempo dopo ho saputo che in una giornata in cui l’attrazione è rimasta chiusa per problemi tecnici, i visitatori hanno comunque fatto la fila per vedere l’area di attesa.
Andando a spasso per quell’universo epico mi sono ritrovata a cercare angoli in cui la realtà avesse fatto irruzione nella fantasia. Ma dove trovarli? Nelle fioriere che delimitano i caffè all’aperto della Parigi di Harry Potter ogni pianta era perfettamente in fiore, mentre gli unici graffi – sulle porte dei negozi, sui muri del métro – erano stati creati ad arte per “invecchiare” l’ambiente. Blakeney mi ha svelato che ogni sera un esercito di dipendenti invade l’Epic Universe per ripulire i marciapiedi, rimuovere i fiori appassiti, ridipingere i muri sporchi e sostituire lampadine, lavorando fino all’alba per creare l’illusione di una bellezza senza sforzo.
Quella perfezione innaturale mi è sembrata leggermente sgradevole, ma molti raccontano che una volta fatta l’abitudine è difficile separarsene. Poco prima della mia visita, Jill e Kevin Levett, una coppia di sessantenni che vive a nord di Londra, era volata a Orlando per l’apertura dell’Epic Universe. Si stavano preparando a tornarci una settimana dopo. I Levett, autisti di autobus e ormai quasi in pensione, hanno scoperto i parchi a tema di Orlando nel 2012. Da allora vanno in vacanza praticamente solo nei quattro parchi della Universal in Florida. Vanno a Orlando quattro o cinque volte all’anno e spesso restano per una settimana. Di solito si presentano ai parchi indossando un costume: Kevin ama vestirsi da capotreno dell’Hogwarts Express di Harry Potter, mentre Jill sceglie l’imperiosa strega Dolores Umbridge. “Non esco dal personaggio per tutto il giorno”, mi ha spiegato Jill. “Ho messo paura a un sacco di persone”.
Ogni volta che sono nel parco i Levett pubblicano aggiornamenti e foto sul gruppo Facebook di appassionati della Universal, che comprende 184mila utenti ed è gestito da un’azienda che organizza viaggi nei parchi a tema di Orlando. Sono diventati così riconoscibili che gli altri fan della Universal li fermano per chiedere di scattare una foto insieme. Tra voli, alberghi e biglietti, la coppia spende circa ventimila dollari all’anno per i viaggi a Orlando, anche se la stima mi sembra bassa considerando che quando li ho contattati si preparavano a pagare 2.600 dollari per una visita privata all’Epic Universe in compagnia di amici del gruppo Facebook.
La scorsa estate, dopo anni in cui ha avuto problemi all’anca, Jill si è sottoposta a un intervento che è andato male. “Quando è uscita dall’ospedale era molto triste e depressa. Le ho detto ‘Andiamo in Florida’”, mi ha raccontato Kevin. Poche settimane dopo erano su un aereo per Orlando. “Non puoi dimenticare tutte le cose che non vanno e non puoi dimenticare il dolore che provi. Ma questi viaggi ci aiutano a sfuggire ai problemi, almeno per qualche giorno’”, ha aggiunto. “Universal è un posto dove sappiamo di poter andare…”. A quel punto Jill lo ha interrotto per finire la frase “…e sentirci al sicuro”.
Secondo Kevin nei parchi della Universal “tutto è come dovrebbe essere in un mondo perfetto”. Nella Parigi di Harry Potter a Epic Universe, per esempio, ci sono creature magiche e non ci sono mozziconi di sigaretta per terra. “Ovviamente se vai a Parigi vedrai la Parigi reale”, mi ha detto, lasciando intendere che la “Parigi reale” fosse, senza alcun dubbio, un posto peggiore.
Per quanto possa sembrare assurdo, i parchi a tema conquistano i visitatori dedicando una quantità enorme di energia e soldi a terrorizzarli. Stardust racers, le grandi montagne russe che torreggiano sul paesaggio dell’Epic Universe, proiettano corpi umani in aria a cento chilometri all’ora e li fanno ripiombare verso la superficie terrestre dall’altezza di un palazzo di dieci piani. Con le montagne russe il parco a tema riesce a catturare totalmente l’attenzione del visitatore.
Ogni sera un esercito di dipendenti invade l’Epic Universe per ripulire i marciapiedi, rimuovere i fiori appassiti, ridipingere i muri
Gli appassionati di questo tipo di attrazioni usano un ricco vocabolario per definire le tecniche usate per dare al passeggero l’impressione di stare per morire. Stardust racers, definito da un esperto “una delle migliori montagne russe del mondo”, comprende una serie di top hat (improvvise risalite e discese che imitano la forma del cappello a cilindro indossato da Abraham Lincoln), airtime hill (i punti in cui si ha l’impressione di galleggiare), ejector airtime (scarti improvvisi che spingono il corpo del passeggero contro le protezioni), uno zero-g roll (una torsione di 360 gradi che sembra annullare la forza di gravità), vari crossover (punti in cui il tracciato si incrocia e torna su se stesso) e una serie di head-chopper (i momenti in cui il passeggero ha l’impressione di essere decapitato).
Uno dei problemi legati alla costruzione delle montagne russe è che ogni struttura è di fatto un prototipo che deve funzionare in modo sicuro e affidabile fin dal primo giorno di apertura, 14 ore al giorno, centinaia di giorni all’anno per almeno trent’anni.
Troppa forza
I primi passeggeri di ogni montagna russa di solito pesano 75 chili e hanno una testa, un busto, due gambe e sono senza braccia. Sono manichini, contenitori di plastica dalla forma umana riempiti d’acqua per simulare il peso dei passeggeri in carne e ossa. Dotati di sensori, i manichini vengono caricati a bordo per verificare che le velocità e le forze di gravità coincidano con le simulazioni del computer. Le modifiche sono rare, ma a volte necessarie: una sezione del tracciato può richiedere una ricostruzione o l’introduzione di meccanismi frenanti per ridurre un’accelerazione imprevista. Per chi voglia provare un’esperienza inquietante, online ci sono video di manichini che volano via dai binari durante i test. In ogni caso, secondo una ricerca del 2004 sugli incidenti mortali nel decennio precedente, negli Stati Uniti ogni anno erano morti in media quattro passeggeri delle montagne russe, meno delle persone uccise dagli elettrodomestici da cucina tra il 2003 e il 2006.
Se in passato le montagne russe erano limitate dalla tecnologia, oggi sono i nostri corpi a frenarne lo sviluppo. Queste strutture possono sottoporre i passeggeri a forze gravitazionali più potenti di quelle sopportate dagli astronauti (i passeggeri di Stardust racers subiscono un’accelerazione superiore a 4 G, mentre durante la fase di lancio degli space shuttle la forza si attesta attorno ai 3 G) anche se le linee guida del settore limitano la quantità di tempo in cui una persona può essere sottoposta a questo tipo pressione. Oltre 4 G, un cuore umano fatica a pompare il sangue, e negli Stati Uniti gli standard impongono di non raggiungere questa soglia per più di due secondi. “Il fattore tempo è essenziale, perché non vogliamo che ai passeggeri si appanni la vista oppure, ancora peggio, che svengano”, mi ha spiegato Daniel Schoppen, progettista di montagne russe della Intamin, che ha costruito diverse attrazioni per i parchi della Universal. “Questo non è divertimento”.
Quando un’attrazione è considerata sicura, i progettisti fanno diversi giri di prova per affinare ulteriormente l’esperienza. Per Schoppen la montagna russa perfetta è come un brano musicale: “Ogni parte ha il suo motivo, il suo umore”, mi ha spiegato. I parchi a tema cercano di spingere i visitatori a tornare costruendo attrazioni che possono essere modificate continuamente. Nella Stardust racers, dove due treni si sfidano in una corsa su binari separati, se un convoglio perde terreno riceve una spinta a metà del tragitto, un brivido addizionale che un esperto ha definito “modalità turbo”.
Quando scendono, i visitatori hanno stampato in faccia un sorriso estatico e tremante. Mettere alla prova il proprio coraggio in un’esperienza estrema “dà un senso di sicurezza, con la convinzione di poter sopravvivere a prescindere dalle circostanze e dai problemi che si presenteranno”, mi ha spiegato Tom Morris, che ha lavorato alle attrazioni dei parchi Disney. “È un modo per dimostrare che puoi farcela”. Quando il mondo ci spaventa, molti si rifugiano nel terrore controllato dei parchi a tema. Dopo il tramonto, l’Epic Universe si illumina. Mi sono affacciata all’ultimo piano dell’Helios grand hotel, un albergo da almeno 490 dollari per notte di proprietà della Universal. Un portiere dell’albergo mi ha rivelato che alcuni ospiti avevano prenotato solo per restare in camera, osservando il parco dall’alto per tutto il giorno e poi ammirando i pennacchi d’acqua delle fontane durante lo spettacolo di luci serale.
Da quella posizione potevo osservare le piante piranha del Super Nintendo world ma anche, poco oltre, un’autostrada a otto corsie, un promemoria del fatto che la fantasia ha confini molto concreti. I parchi a tema sono apprezzati perché offrono una possibilità di evasione, ma parte del loro fascino risiede nel fatto che sono strutture materiali, progettate con estrema attenzione per garantire il divertimento dei visitatori. Nonostante la loro artificialità impeccabile, non è detto che finiscano per guastarci il gusto della realtà. Spesso riusciamo a portarci dietro l’allegria anche dopo aver superato il cancello d’uscita.
Una buona dose di adrenalina
Mentre camminavo nel parco, tra le nuvole che si muovevano lentamente ho intravisto una luna d’argento talmente orizzontale che faceva sembrare storto il cielo notturno. “Come hanno fatto a realizzarla?”, mi sono chiesta. Ma mi sono subito corretta: “È reale!”.
Più tardi mi sono ritrovata a guardare i video della giostra di Harry Potter (online ce ne sono tantissimi, registrati dai visitatori con i loro smartphone durante la corsa). Ho provato a ricreare nella mia mente l’esperienza che mi ero persa, riguardandoli fino a memorizzare ogni movimento: il Mangiamorte animatronico appollaiato su una libreria lancia un incantesimo; poi Dolores Umbridge compare su uno schermo; quindi un Erumpent, una creatura simile a un rinoceronte, tenta di incornare i passeggeri. Alla fine avevo una conoscenza quasi clinica di quell’esperienza, ma continuavo a interrogarmi sulla scarica di adrenalina che si prova a bordo. Era al tempo stesso frustrante e rassicurante sapere che esistono ancora esperienze che non possono essere comprese davvero attraverso uno schermo, ma che devono essere vissute di persona. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1676 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati