Mi aspetto che uno degli spettacoli dell’anno sarà Una delle ultime sere di Carnovale con la regia di Valerio Binasco. È ancora al teatro Carignano di Torino fino al 25 ottobre, e poi andrà in tour. Amo Binasco come chiunque ami il teatro in Italia, e la sua capacità di entrare nei classici è portentosa. Nel 1762, poco prima di partire per Parigi, Carlo Goldoni salutò Venezia con Una delle ultime sere di Carnovale. In una comunità di tessitori, il disegnatore di stoffe Anzoletto riceve un invito a lavorare in Moscovia, e la festa diventa un congedo, mise en abyme del congedo dalla vita di Goldoni stesso. Binasco è al suo terzo Goldoni dopo Il bugiardo e Arlecchino servitore di due padroni: questa volta è quello più malinconico, per il quale andarsene è l’unico modo di continuare a lavorare. Binasco dice di averlo avvicinato al presente “solo un po’”, e in un tempo di rivisitazioni e attualizzazioni quasi obbligatorie questa misura suona come una presa di posizione. Nei bellissimi Quaderni che produce il teatro Stabile di Torino c’è un’ottima presentazione di Claudio Giunta che coglie la ragione maggiore per andare a vedere uno spettacolo con quindici attori e una messa in scena notevole: “Non c’è forse commedia goldoniana in cui il mondo – quel libro del mondo nel quale Goldoni ritiene di aver letto di più e meglio dei suoi predecessori – irrompa sulla scena con tanta irruenza e tanta armonica coralità, tutto insieme”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati