Cosa vuol dire guardare un attore giovane in scena? Me lo vado a cercare il teatro fatto da ventenni e trentenni che scrivono, compongono, recitano. Francesca Astrei e Pietro Giannini hanno vinto insieme il premio Ubu nel 2025 come migliori under 35. Astrei è al teatro India di Roma fino al 1 novembre con Gli elefanti nella stanza: spettacolo di un’ora su due sorelle, una delle quali ha una disabilità, e su cosa significa sapere da bambina che un giorno sarai tu il punto di riferimento dell’altra. Giannini, dopo due monologhi – su una sorella morta e sul ponte Morandi – in cui era la sua stessa biografia a stare in scena, è al Vascello il 4 e 5 novembre, per Romaeuropa, con Starman. La vera storia di Leon Skum, un mockumentary su un Elon Musk appena mascherato. Un attore giovane è il teatro che deve arrivare. Non ha praticamente confronti, è un corpo che deve dimostrare sul palco quell’adultità che chiediamo alla scena. Ma quando accade, il brivido che possiamo provare come spettatori ha un che di esaltante. E poi questa settimana ci sono i Dewey Dell, la nuova generazione della famiglia Castellucci-Guidi, nel loro Dido and Aeneas – l’opera di Henry Purcell riscritta in elettronica, a Genova il 31 ottobre e il 1 novembre – in uno spettacolo che è una glorificazione del perenne amare i sensi e non pentirsi. Giannini, Astrei, Dewey Dell: peccato che pur così bravi, vadano poco in giro, ma alcune date nei prossimi mesi ci sono. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati