Cultura Libri
L’albero d’oro
320 pagine, 20 euro

Per trecento anni una sorta di albero magico è rimasto in piedi nelle foreste pluviali delle isole Queen Charlotte, nella Columbia Britannica. Era un abete di Sitka, perfetto come un albero di Natale al Rockefeller center, ma ricoperto di aghi dorati. Alto quanto un edificio di sedici piani e con un tronco di più di sei metri di circonferenza, l’abete dorato era sacro per il popolo nativo haida, sulla costa nordoccidentale. I turisti lo osservavano con stupore. Una notte del 1997, mentre nessuno guardava, un uomo armato di motosega praticò una serie di profonde incisioni “chirurgiche” nel tronco. Due giorni dopo, l’albero crollò. La vita e la morte di questo albero straordinario, insieme alla vita tormentata dell’uomo che lo abbatté, costituiscono l’ossatura narrativa dell’Albero d’oro. Ma John Vaillant, giornalista che vive a Vancouver, usa questo crimine ecologico per raccontare qualcosa di più ampio. Con una prosa ricca e pittorica, evoca il mondo naturale in cui l’abete dorato cresceva: la foresta pluviale temperata del Pacifico nordoccidentale. Questo eden mite e piovoso è il suo grande tema, insieme ai popoli nativi che lo abitano e ai boscaioli che, con efficienza implacabile, lo hanno spogliato. Il libro ha le sue debolezze strutturali, ma quando Vaillant evoca il mondo dell’albero è assolutamente ipnotico. Le descrizioni delle isole Queen Charlotte, con la loro luce nebbiosa e le foreste come cattedrali, sono memorabili.
William Grimes, The New York Times (2005)

Le streghe di Smirne
512 pagine, 22,00 euro

Una giovane famiglia della Cappadocia, perseguitata da concittadini invidiosi, trova rifugio a Smirne. Lì, protette e assistite dall’incarnazione terrena della dea assira Astarte, le donne della famiglia apprendono la magia e la usano per uccidere, manipolare, mentire, sedurre e scalare i livelli più alti della società della città ottomana. Anni dopo, quando la protagonista, dopo aver ucciso il marito ed essere fuggita in Grecia, muore, il suo spirito si fonde con quello della nipote e il ciclo si ripete sotto la guida divina di Astarte, questa volta per un bene collettivo e non più individuale. Alla domanda sul perché proteggesse le sue discepole anche quando facevano soffrire gli altri, Astarte risponde: “Mi piace che le mie ragazze si divertano”. Questa, in breve, è la trama del romanzo Le streghe di Smirne, un successo editoriale che ha travolto la Grecia ed è stato adattato per una serie televisiva. Presentato come un’incursione nel realismo magico, già di per sé un gesto anticonformista nella letteratura greca contemporanea, è un romanzo sfaccettato, la cui importanza non va sottovalutata. L’autrice adotta uno stile impressionistico e quasi televisivo: vediamo quel mondo attraverso gli occhi delle protagoniste, come se fossimo lì. Questa fusione tra testo e lettore, rafforzata dal dispositivo della protagonista che legge il diario della zia, esprime chiaramente la concezione dell’autrice del ruolo dello scrittore. In questo, la sua abilità è notevole.
Dean Kalimniou, Neos Kosmos (2006)

L’undicesima ora. Un quintetto di storie
264 pagine, 21,00 euro

Salman Rushdie continua a scrivere anche se perseguitato. L’undicesima ora, raccolta di cinque racconti, sembra una sorta di coda alla sua carriera. Sono storie attraversate dalla morte. Una si intitola Tardi: una fantasia sull’aldilà in cui un accademico di Cambridge, la cui vita ricorda insieme quella di E.M. Forster (autore di un grande romanzo sull’India) e di Alan Turing (decifratore di Enigma), muore e perseguita una studente indiana, Rosa. A unirli sono forse i crimini sepolti dell’impero. Il musicista di Kahani racconta di un bambino nato a mezzanotte (“l’ora canonica delle nascite miracolose dalle nostre parti”) che a quattro anni diventa un pianista prodigio. I racconti sono piacevoli ma non particolarmente forti. Rushdie in ogni caso è stato una delle grandi fonti della narrativa contemporanea. Le sue tracce sono ovunque nel grande romanzo inventivo del ventunesimo secolo: nelle gocce di pioggia senzienti di Elif Shafak, nelle famiglie melodrammatiche di Kiran Desai, nelle metamorfosi di Mohsin Hamid e in quelle di Marlon James. “Le parole ci abbandonano”, recita l’ultima frase dell’Undicesima ora. Le parole non hanno ancora abbandonato Rushdie, anche se, in questo libro consapevolmente crepuscolare, l’originalità spettacolare del suo periodo migliore suona più come un’eco lontana.
Kevin Power, The Guardian

Le canzoni di New York
288 pagine, 19,00 euro

Theo Brigham è un talent scout sospeso tra innocenza ed esperienza. Jax Powers-Kline, la sua direttrice alla Titan records, sta per rendersi conto di aver smesso di essere umana. Siobhan O’Hara guida una band su cui Theo punta, anche se probabilmente non sfonderà. Tommy Mays è una rockstar indiscussa. Questi sono solo alcuni dei personaggi, alcuni pieni di speranze, altri già arrivati, tutti sul punto di cambiare, le cui storie s’intrecciano. Anche Liz Moore è una musicista e la sua rappresentazione dell’industria musicale è autentica. Moore è una scrittrice capace di cogliere un personaggio o una scena con uno o due dettagli. Per quanto il libro sia notevole, è quasi altrettanto sorprendente per ciò che non è: non è un racconto rivelazione, né una satira. Il lettore non è costretto a scervellarsi cercando di indovinare chi si nasconda dietro i personaggi. Dolce, malinconico, costruito con grande cura: come la miglior compilation che qualcuno abbia mai preparato per te.
Kirkus Reviews (2007)

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1664 - 8 maggio 2026
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