Le raffinerie petrolifere statunitensi sono tra i pochi vincitori della guerra in Iran. Stanno ricavando profitti enormi grazie all’aumento del prezzo del gasolio e del cherosene, soprattutto perché possono procurarsi forniture a buon mercato di greggio nordamericano.

La guerra in Iran ha limitato le attività di raffinazione del petrolio in Medio Oriente e in altre zone del pianeta, soprattutto in Asia e in Europa, a causa del notevole aumento del prezzo del greggio. Le raffinerie statunitensi invece possono accedere facilmente alla produzione interna e alle importazioni da Canada e Messico. “Da più di dieci anni hanno puntato su un maggiore utilizzo di queste forniture”, spiega Robert Campbell, dell’azienda di consulenza Energy Aspects, prima di aggiungere che le raffinerie statunitensi stanno lavorando quasi a pieno regime per approfittare il più possibile della situazione. Hanno incrementato le esportazioni di gasolio e carburante per aerei verso l’Europa e l’Asia e stanno inviando forniture perfino in Australia. L’azienda di consulenza Rystad stima che i margini di guadagno sono aumentati fino a 20-25 dollari al barile, quasi il doppio rispetto ai livelli registrati all’inizio di marzo.

I profitti crescono proprio mentre Donald Trump celebra il “predominio energetico degli Stati Uniti” raggiunto grazie al boom del fracking, che ha trasformato il paese in un grande esportatore di prodotti ricavati dalla raffinazione del petrolio. Le azioni della ExxonMobil e della Chevron, che gestiscono i principali impianti di raffinazione, sono salite rispettivamente del 21 e del 18 per cento dall’inizio del 2026. I titoli di aziende come Valero Energy, Hf Sinclair, Marathon Petroleum e Phillips 66 sono saliti in media del 27 per cento.

Andy Walz, un dirigente della Chevron, osserva che gli Stati Uniti stanno approfittando anche dell’aumento delle importazioni di greggio venezuelano. La sua azienda, aggiunge, punta a “far crescere il più possibile le vendite di benzina, gasolio e cherosene”. Secondo i dati dell’Energy information administration, l’agenzia statistica del dipartimento dell’energia statunitense, nell’ultimo anno le importazioni di greggio dal Venezuela sono triplicate, attestandosi a 412mila barili al giorno, e attualmente corrispondono all’incirca al 3,5 per cento delle importazioni nazionali.

Susan Bell, della Rystad, ritiene probabile che le raffinerie di petrolio stiano raccogliendo i frutti di una crescita inattesa, dato che il greggio nordamericano sta registrando rincari di gran lunga inferiori all’aumento del costo reale del petrolio importato dai paesi asiatici, molto più dipendenti dai paesi del Golfo.

Perdite contabili

Le raffinerie statunitensi, tuttavia, non sono rimaste completamente immuni alle fluttuazioni estreme innescate dal conflitto in Iran nei mercati energetici. Alla metà di aprile la Exxon e la Chevron hanno avvertito il pubblico di aver subìto perdite miliardarie, dopo aver aggiornato ai prezzi attuali del mercato petrolifero una serie di contratti derivati stipulati prima dei rincari cominciati a marzo. Le due aziende sono state costrette ad annunciare una perdita contabile sulla copertura finanziaria di spedizioni non ancora consegnate. La Phillips 66 ha perso novecento milioni di dollari. Le aziende comunque hanno precisato che queste perdite dovrebbero essere ampiamente compensate dalle vendite di carburante a prezzi più elevati. La Exxon ha dichiarato che l’impatto negativo sul primo trimestre è un “effetto temporaneo” e che si attenuerà nei trimestri successivi del 2026.

Campbell, della Energy Aspects, fa notare che, sebbene nel breve termine le raffinerie statunitensi stiano beneficiando delle circostanze, nelle prossime settimane potrebbero trovarsi di fronte a una concorrenza più agguerrita, man mano che i compratori asiatici cominceranno a competere più aggressivamente per accaparrarsi le forniture di petrolio statunitense, soprattutto se lo stretto di Hormuz resterà bloccato. “Sarà interessante scoprire se nei prossimi mesi il greggio statunitense comincerà a scarseggiare”, conclude Campbell. ◆ fp

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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati