Vigga è una giovane solitaria che fatica a trovare la motivazione necessaria per mantenere un lavoro e ancora di più per farsi degli amici. L’ufficio di collocamento la manda come apprendista all’acquario della città, ma lei non ha nessuna voglia di essere lì e non prova il minimo interesse per i pesci, che considera prigionieri nelle loro gabbie di vetro. A eccezione della sua amica Maiken, Vigga non ha alcun contatto sociale fuori dal lavoro. Così, quando Maiken le annuncia di essere incinta, Vigga immagina già di perderla. È in questo stato d’animo che, dopo alcune settimane all’acquario, conosce una delle sue più discrete e solitarie abitanti, un polpo di nome Rosa, che provoca uno scossone nella sua quotidianità. Poco a poco, qualcosa cambia: Vigga si sorprende ad avere voglia di andare al lavoro. Addirittura a sentirsi al proprio posto, per la prima volta nella sua vita. Comincia a leggere libri sul comportamento dei polpi e a percepire questi animali marini come esseri capaci di provare sentimenti. La scrittrice danese Anne Cathrine Bomann riesce a farci entrare nella mente di questa giovane donna anaffettiva che trova, in un animale asociale, un’anima simile alla propria. Il polpo diventa per Vigga una presenza consolatrice che le permette di osservare la propria solitudine con lucidità. La stagione dell’acquario è un sorprendente viaggio in un territorio sconosciuto, nonostante un finale che ci ha lasciati decisamente perplessi.
Laila Maalouf, La Presse
Le storie di grandi felini fuggiti popolano da più di un secolo gli spazi periferici dell’immaginario coloniale australiano. Senza dubbio hanno molti significati, ma è difficile non leggerle come un’altra manifestazione di quel più ampio disagio legato ai silenzi del paesaggio australiano che animano il versante gotico della cultura del paese. Nel suo quarto romanzo, Dusk il puma, Robbie Arnott riprende questi miti e li reinventa con risultati affascinanti. Il suo grande felino è una puma chiamata Dusk, l’ultima sopravvissuta di un gruppo liberato sugli altopiani della Tasmania per controllare la popolazione di cervi inselvatichiti. Uno degli allevatori che vuole sbarazzarsene spiega a un certo punto: “È il suo carattere a renderla pericolosa… Dusk caccia su ogni terreno e con qualsiasi tempo. Predilige le pecore, ma attacca qualunque cosa. Soprattutto se le dà la caccia”. Quest’ultima osservazione dovrebbe bastare a scoraggiare chiunque. Ma per i gemelli Iris e Floyd la ricompensa è troppo grande per essere ignorata, e così si avventurano tra le montagne per rintracciare Dusk e ucciderla. Iris e Floyd sono personaggi magnetici. Figli di due detenuti evasi, sono legati dall’esperienza condivisa di un’infanzia trascorsa in fuga. Ma sebbene la criminalità dei loro genitori li abbia trasformati in emarginati, non li ha resi duri o crudeli. Al contrario, ha creato tra loro un legame di cura reciproca che li sostiene di fronte alla disapprovazione della società.
James Bradley, The Guardian
Air racconta di Paul, un designer di interni che vive nelle isole Orcadi, e di Cohen, direttore della rivista di stile Kūki, venerata da Paul. Sono due uomini maturi e sembrano stanchi di doversi mostrare sempre eleganti e raffinati. Appaiono piuttosto soli. L’estetica di Kūki, incarnata da Paul, è fatta di tappeti in lana di pecora non trattata, ciotole di gres e pane a lievitazione naturale: un’ascetica ricerca stilistica che lentamente scivola nell’esoterismo. Quando Cohen gli procura un incarico, Paul parte entusiasta per la redazione norvegese di Kūki. Dovrà dipingere di un “bianco perfetto” un gigantesco centro dati a Stavanger. Ma quando arriva lì, qualcosa va storto a causa di una tempesta magnetica planetaria e l’uomo scompare. Su un secondo piano narrativo compare un’altra storia: quella di una bambina di nove anni, Ildr, che vive sola nei boschi di un mondo leggendario vicino al polo sud. I lettori professionisti di Kracht avranno molto lavoro da fare. Per tutti gli altri, questo romanzo può semplicemente essere un piacere.
Marie Schmidt, Süddeutsche Zeitung
Diario della guerra al maiale è il quarto romanzo dello scrittore argentino Adolfo Bioy Casares (1914-1999). Dopo quindici anni (quelli trascorsi dalla pubblicazione, nel 1954, del suo terzo romanzo, Il sogno degli eroi) durante i quali Bioy Casares si dedicò alla narrativa breve da solo o in collaborazione con l’amico Jorge Luis Borges, l’autore argentino tornò al romanzo con un’opera concisa e folgorante, nella quale la realtà sociopolitica dell’Argentina dell’epoca veniva travolta dal suo sguardo critico, tanto acuto quanto ricco d’immaginazione. Pubblicato nel 1969, durante la dittatura di Juan Carlos Onganía, Diario della guerra al maiale racconta, in chiave semifantastica, uno scontro tra giovani e anziani nel quartiere Palermo, nordest di Buenos Aires, scatenato da un inspiegabile odio intergenerazionale. Da un giorno all’altro, bande di giovani violenti cominciano ad aggredire le persone anziane. Le reazioni dei personaggi e l’ambientazione sono realistiche, ma l’autore osserva la quotidianità attraverso la lente del fantastico e dell’inquietante. Per le sue numerose allusioni alla realtà politica del tempo, il romanzo è stato letto come un’allegoria degli inizi della lotta armata e della repressione in Ar-gentina.
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