I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la freelance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.

Una verità in tre versioni. Gli stessi episodi raccontati da figlia, madre e padre, ricordi identici interpretati in modi completamente diversi. Al centro dell’attenzione c’è però sempre la figlia, Giulia. Giulia è cresciuta in un ambiente soffocante con un padre, medico, che controllava tutto e una madre che soffriva di una grave depressione. Crescendo, Giulia deve scoprire se stessa ma come può fare senza un linguaggio adatto a descrivere le sue emozioni? La mancanza della madre, molto amata ma assente, segue Giulia come un’ombra. Ma perché la madre non c’è? Era la sua malattia a ridurla così? O erano invece le paure che il padre nutriva per le cosiddette “anomalie” e la cura alla quale l’aveva sottoposta che la indeboliva? Sarebbe stata diversa l’infanzia di Giulia se la depressione della madre fosse stata accolta con amore e comprensione anziché avversione (e forse anche di una certa gelosia) da parte del padre? E qual è veramente il rapporto fra arte e creatività e salute mentale? Queste sono solo alcune domande che mi girano per la testa dopo aver letto il bellissimo romanzo Brava Giulia di Anna Toscano. Lo leggerei altre cento volte, non per cercare le risposte, ma per trovare ancora altre domande. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati