Centottantotto registrazioni audio in ventidue luoghi e circa duecentosessanta foto, oltre ad appunti, illustrazioni e altri documenti, e una quantità infinita di simposi e canzoni generate da questo primo materiale nei decenni a venire. Il viaggio di Diego Carpitella e Alan Lomax in Sicilia nel 1954 ha prodotto sogni ma anche fatti, e ha lavorato sulla memoria quanto sulla sua proiezione nel futuro. A raccogliere oggi questa eredità arriva un trio chiamato Nuhara composto da Gabriele Bazza (chitarrista esperto di tecniche vocali tradizionali), Michele Piccione (polistrumentista ed etnomusicologo) e Federico Pipia (musicista e compositore, l’anima elettronica del gruppo). In questa rubrica ho dedicato spazio sia al lavoro di Davide Ambrogio sia a quello dei Lero Lero, che condividono con i Nuhara diversi interessi, destinati a confluire nell’apparente aporia di un misticismo materiale, dove la gravità della trascendenza (incarnata nella voce e strumentazione tradizionale) e il peso del lavoro (che si esprime nella durezza dei testi) si rimescolano in un approccio che presta ai documenti e al contesto la stessa importanza. Non c’è magia senza filologia: era un approccio caro a Carlo Ginzburg, che ha prodotto suggestioni incredibili a partire da un dialogo con la storia nelle biblioteche, dove il libro che serve sta sempre accanto a quello che cerchi. Rama, disco d’esordio dei Nuhara, rientra in questa rinnovata conversazione con l’archivio sonoro siciliano, dove la tutela del bene è la premessa necessaria per la sua trasformazione. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati